Acque: le regole per stabilire i volumi a uso irriguo

Nell'Allegato definite le metodologie per stimare le restituzioni alla falda superficiale e le perdite per infiltrazione di acqua irrigua

Nuove regole per stabilire i volumi di acque che le regioni devono destinare a uso irriguo. E' il contenuto delle linee guida di cui al decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 31 luglio 2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 settembre 2015, n. 213.

Al documento fa seguito un Allegato nel quale sono anche definite le metodologie  per  la  stima  delle  restituzioni  alla  falda superficiale e  per la valutazione delle  perdite per infiltrazione di acqua irrigua da parte della  canalizzazione  di trasporto non rivestita.



Decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 31 luglio 2015
Approvazione delle linee guida per la regolamentazione da parte delle
Regioni delle modalita' di quantificazione dei volumi idrici  ad  uso
irriguo. 
in Gazzetta Ufficiale del 14 settembre 2015, n. 213
                IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE
                       ALIMENTARI E FORESTALI

  Vista  la  direttiva  2000/60/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
Consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro  per  l'azione
comunitaria in materia di acque;
  Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, di  attuazione,
tra l'altro, della direttiva 2000/60/CE,  recante  norme  in  materia
ambientale e successive modificazioni;
  Visto il Regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 17 dicembre 2013 recante disposizioni comuni sul  Fondo
europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo,  sul  Fondo
di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e  sul
Fondo europeo per gli affari marittimi  e  la  pesca  e  disposizioni
generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul  Fondo  sociale
europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo  europeo  per  gli  affari
marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE)  n.  1083/2006
del Consiglio;
  Visto il Regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 17 dicembre 2013 sul sostegno allo sviluppo  rurale  da
parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che
abroga  il  regolamento  (CE)  n.  1698/2005  del  Consiglio,  ed  in
particolare l'art. 46 "Investimenti nell'irrigazione";
  Visto l'Accordo di Partenariato 2014-2020  -  Sezione  II  -  Punto
6.1.4 che prevede, al piu' tardi entro luglio 2015, l'"emanazione  di
Linee guida statali applicabili  al  FEASR,  per  la  definizione  di
criteri omogenei in base ai  quali  le  Regioni  regolamenteranno  le
modalita'  di  quantificazione  dei  volumi  idrici  impiegati  dagli
utilizzatori finali per l'uso irriguo al fine di promuovere l'impiego
di misuratori e l'applicazione di prezzi dell'acqua in base ai volumi
utilizzati, sia per gli utenti associati, sia per l'autoconsumo";
  Considerato che ai fini della redazione delle Linee guida e'  stato
istituito presso il Ministero delle politiche agricole  alimentari  e
forestali un apposito Gruppo di  lavoro  di  cui  hanno  fatto  parte
rappresentanti anche del Ministero dell'ambiente e della  tutela  del
territorio e del mare,  delle  Regioni  e  Province  autonome,  delle
Autorita'  di  distretto   idrografico,   del   Crea,   dell'ANBI   -
Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni e dell'ISTAT;
  Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti  tra
lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano  reso
nella seduta del 30 luglio 2015;

                              Decreta:

                               Art. 1

  1. Sono approvate le Linee guida, allegate al presente decreto, per
la  regolamentazione  da  parte  delle  Regioni  delle  modalita'  di
quantificazione dei volumi idrici  ad  uso  irriguo,  secondo  quanto
disposto dall'Accordo di Partenariato 2014-2020 - Sezione II -  Punto
6.1.4.
                               Art. 2

  1. Le modalita' di  quantificazione  dei  volumi  idrici  impiegati
dagli utilizzatori finali per l'uso irriguo sono  regolate  con  atto
delle Regioni e delle Province  autonome  nel  rispetto  dei  criteri
omogenei definiti dalle Linee guida di cui all'art. 1.
                               Art. 3

  1. E'  istituito  presso  il  Ministero  delle  politiche  agricole
alimentari e forestali un tavolo permanente, coordinato dal Capo  del
Dipartimento  delle  politiche  europee  e  internazionali  e   dello
sviluppo rurale, o da un suo delegato, cui partecipano  il  Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, le Regioni  e
Province autonome, le Autorita' di distretto  idrografico,  il  CREA,
l'ANBI (Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni), l'ISTAT e le
Associazioni di categoria agricole, con l'incarico di  monitorare  le
attivita' indicate nelle  Linee  guida  anche  con  riferimento  alla
raccolta e gestione dei dati sui volumi irrigui, nonche' di  proporre
ulteriori documenti tesi ad uniformare i metodi di stima.
  Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo  a  quello
della sua pubblicazione nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica
italiana.
     Linee guida per la regolamentazione da parte delle Regioni
 delle modalita' di quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo
 
(Accordo  di  Partenariato  2014-2020:  6.1  Settore  delle   risorse
                              idriche)

Premessa.
    Nell'ambito degli impegni per il rispetto  della  condizionalita'
ex ante, l'Accordo di Partenariato 2014-2020 prevede per  il  settore
6.1  -  Risorse  idriche  l'"Emanazione  di   Linee   guida   statali
applicabili al FEASR, per la definizione di criteri omogenei in  base
ai quali le Regioni regolamenteranno le modalita' di  quantificazione
dei volumi idrici  impiegati  dagli  utilizzatori  finali  per  l'uso
irriguo  al  fine   di   promuovere   l'impiego   di   misuratori   e
l'applicazione di prezzi dell'acqua in base ai volumi utilizzati, sia
per gli utenti associati, sia per l'autoconsumo". (1)
    A tale scopo e' stato istituito un gruppo di lavoro cui e'  stata
affidata la redazione  delle  presenti  linee  guida  nazionali,  che
contengono indicazioni tecniche per  la  quantificazione  dei  volumi
prelevati/utilizzati a  scopo  irriguo,  nonche'  le  caratteristiche
della piattaforma informatica scelta come  strumento  di  riferimento
per monitorare nel tempo i volumi idrici impiegati a fini irrigui, in
cui convogliare ed organizzare le informazioni prodotte.
    Tale  strumento  e'  stato  individuato  nel   SIGRIAN   (Sistema
Informativo Nazionale  per  la  Gestione  delle  Risorse  Idriche  in
Agricoltura), database georeferenziato finalizzato alla  raccolta  ed
elaborazione delle informazioni relative all'uso irriguo  dell'acqua,
che rappresentera' la banca dati unica di riferimento per il  settore
irriguo a servizio di tutte le amministrazioni e gli enti competenti.
E'  previsto,  inoltre,  il  potenziamento  del  sistema   attraverso
l'integrazione con la banca  dati  ISTAT  e  con  altre  banche  dati
disponibili a livello nazionale e regionale.
    A livello nazionale, l'unita'  di  riferimento  e'  il  Distretto
Idrografico competente. Le attivita'  oggetto  delle  presenti  Linee
guida sono svolte in stretto coordinamento con il Piano  di  gestione
delle acque ed,  indirettamente,  con  il  Piano  di  gestione  delle
alluvioni, al fine di una ottimizzazione della gestione delle risorse
idriche e delle situazioni di crisi. Tale coordinamento e'  garantito
dalla istituzione del Tavolo permanente previsto al capitolo 6.
    Nonostante la vigenza  di  atti  di  riferimento  legislativi  in
materia, la situazione conoscitiva dei volumi irrigui  appare  ancora
frammentata. Pertanto, obiettivo  prioritario  delle  presenti  linee
guida e' quello di  fornire  criteri  ed  indirizzi  tecnici  per  il
monitoraggio quantitativo dei volumi irrigui al fine di acquisire  un
quadro conoscitivo da utilizzare anche per la redazione  dei  bilanci
idrici. Infatti, affinche' sia possibile approntare politiche per una
gestione  sostenibile   dell'acqua,   e'   necessario   disporre   di
informazioni idrologiche, idrogeologiche e di  fabbisogno  di  acqua,
affidabili ed adeguate in termini spaziali e temporali.
    Il quadro informativo si basera', in generale, su dati  derivanti
da misurazioni dirette dei prelievi da corpi  idrici  superficiali  e
sotterranei e dei  volumi  utilizzati  da  parte  degli  utilizzatori
finali. Laddove risultera' tecnicamente impossibile o  economicamente
svantaggioso provvedere all'installazione di adeguati misuratori,  le
informazioni saranno integrate con  stime  la  cui  metodologia,  che
dovra' essere scientificamente  validata  e  condivisa  dai  soggetti
interessati,  e'  rinviata  ad  un  successivo  provvedimento.  Nella
valutazione dell'opportunita' di ricorrere a misurazioni  o  a  stime
degli utilizzi idrici nel settore agricolo, si  dovra'  tenere  conto
delle differenze gestionali, organizzative  ed  economiche  esistenti
tra le  gestioni  consortili  e  quelle  da  auto-approvvigionamento.
Inoltre, nell'individuare la tipologia di misuratori piu' adatta e la
necessita' o meno della loro  installazione  sara'  necessario  tener
presente le diverse realta' territoriali.
    L'applicazione delle linee guida potra'  rappresentare  un  utile
supporto   in   relazione   alle   esigenze   di   pianificazione   e
rendicontazione dei  Piani  di  Gestione  dei  Distretti  idrografici
previsti dalla direttiva quadro 2000/60 CE e configurarsi come misure
regolatorie dei piani stessi.
    Inoltre, ove fossero disponibili informazioni sui  volumi  idrici
nelle reti ad uso plurimo queste saranno rilevate e  potranno  essere
utili,  oltre  che  per  la  conoscenza  quantitativa  della  risorsa
distribuita  a  fini  irrigui,  per  le  valutazioni  dei  rischi  di
alluvione  e  per  determinare  i  servizi   ecosistemici   generati,
valorizzando cosi' le conoscenze,  le  competenze  e  le  azioni  dei
consorzi di bonifica e di  irrigazione.  In  questo  modo  si  potra'
assolvere anche alle raccomandazioni della Commissione (comunicazione
n. 120 del 9 marzo 2015), che afferma che "Le  misure  di  ritenzione
naturale  delle  acque  sono  un  esempio  di  misure   che   possono
contribuire simultaneamente alla realizzazione degli obiettivi  della
direttiva acque e a quelli della direttiva alluvioni,  rafforzando  e
preservando la capacita' naturale di ritenzione  e  stoccaggio  delle
falde acquifere, del suolo e degli ecosistemi".
    L'applicazione delle metodologie e degli strumenti messi a  punto
dalle linee guida e dai conseguenti  regolamenti  regionali  potranno
fornire un utile contributo agli  adempimenti  per  gli  investimenti
irrigui previsti dall'art. 46 del regolamento (UE) n.  1305/2013  sul
sostegno  allo  sviluppo  rurale.  L'individuazione  di   criteri   e
modalita'  condivise  di   monitoraggio   degli   utilizzi   (tramite
misurazione o stima) potra' favorire, infatti, la  quantificazione  e
la certificazione del risparmio  idrico  (potenziale  e  reale)  reso
possibile dall'investimento da finanziare.
    Le presenti linee guida nazionali hanno, dunque, la finalita'  di
definire  i  criteri,  sia  per  l'irrigazione  collettiva,  sia  per
l'auto-approvvigionamento, secondo cui le Regioni dovranno indicare:
      le modalita' di misurazione  dei  volumi  irrigui  prelevati  e
restituiti;
      le modalita' di quantificazione dei volumi irrigui per i  quali
saranno date indicazioni su:
        il riferimento rispetto al quale valutare i  volumi  (singolo
utente o testa del distretto irriguo, come da definizione SIGRIAN);
        le modalita' di misurazione dei volumi in base a:
          presenza di misuratori;
          possibilita'  di  inserimento  di  misuratori,   anche   in
funzione del contesto territoriale e del  beneficio  atteso  (analisi
costi/efficacia);
        le  modalita'  di  stima  degli   utilizzi   attraverso   una
metodologia  condivisa  da  individuare  (alternativa  o  nelle  more
dell'installazione dei misuratori);
      le modalita' di raccolta e trasmissione dei  dati  al  SIGRIAN,
che  costituisce  la  banca  dati  di   riferimento   ai   fini   del
monitoraggio;
      le modalita' di aggiornamento periodico dei dati,  al  fine  di
monitorare nel tempo l'impiego dell'acqua a scopo irriguo.
    L'obbligo di misurazione dei volumi  prelevati  e  restituiti  e'
previsto dall'art. 95 del d.lgs.  152/06,  gia'  recepito  da  alcune
Regioni   con   propri   regolamenti.   Tali   regolamenti   dovranno
armonizzarsi, se necessario, con le disposizioni delle presenti linee
guida.
    Al fine di supportare la definizione dei criteri sopra esposti  e
la  futura  definizione  dei   regolamenti   regionali,   nell'ambito
dell'elaborazione delle linee guida e' stata aggiornata  la  relativa
base conoscitiva, elaborando attraverso il  SIGRIAN  i  dati  forniti
dalle autorita' competenti, relativamente a:
      contesto di  riferimento  per  distretto  idrografico,  ponendo
particolare, ma non esclusiva attenzione  alle  aree  ad  irrigazione
collettiva, con riferimento a: superfici (SAU, superficie  irrigata),
tipologie di coltivazioni, infrastrutture;
      individuazione delle fonti di approvvigionamento (prelievo)  ad
uso irriguo e dei punti  di  restituzione  al  reticolo  idrografico,
indicando l'eventuale presenza e tipo di misuratore;
      individuazione dei principali punti di  consegna  provvisti  di
misuratori;
      informazioni su presenza e uso di sistemi di consiglio irriguo;
      informazioni su prelievi e usi dell'auto-approvvigionamento.
    Le esigenze irrigue massime e minime delle  aree  consortili  per
distretto idrografico saranno definite successivamente.
    Le presenti linee guida sono state sviluppate seguendo i seguenti
principi chiave:
      Principio 1 - costruire un quadro conoscitivo aggiornato  circa
le  esigenze  irrigue  del  contesto  agricolo  italiano,   l'attuale
diffusione della quantificazione dei volumi idrici a fini  irrigui  e
le relative disposizioni normative gia' in atto a livello regionale.
      Principio  2  -  proporre  strumenti  e  metodologie   per   la
quantificazione dei volumi prelevati/utilizzati a scopo irriguo,  con
diverso livello di dettaglio  in  relazione  ai  differenti  contesti
territoriali, diverse modalita' di prelievo e di rilascio e strutture
organizzative.
      Principio 3 - avviare la predisposizione di una piattaforma  di
riferimento unica e condivisa per la raccolta e l'elaborazione  delle
informazioni  relative  all'uso  irriguo,  a  servizio  di  tutte  le
amministrazioni ed enti competenti.
1. Strumenti.
    Lo strumento  di  riferimento  per  il  monitoraggio  dei  volumi
irrigui e' il SIGRIAN (Sistema Informativo Nazionale per la  Gestione
delle Risorse Idriche in Agricoltura).
    Il SIGRIAN raccoglie tutte le informazioni di natura  gestionale,
infrastrutturale e agronomica  relative  all'irrigazione  gestita  in
modo collettivo, a livello nazionale. Si tratta di un geodatabase, in
cui tutte le informazioni sono associate a dati geografici, collegati
tra loro nei diversi campi, con funzione anche di banca dati  storica
utile ai fini di analisi dell'evoluzione dell'uso irriguo  dell'acqua
nelle diverse aree del Paese.
    Il  SIGRIAN  e'  stato  realizzato  con  il  supporto  tecnico  e
metodologico del CREA, su iniziativa del MiPAAF  e  delle  Regioni  e
Province autonome.
    Allo stato attuale, i dati contenuti nel database  permettono  di
avere  informazioni   puntuali   sulle   strutture   dell'irrigazione
collettiva, quali:
      l'organizzazione e l'assetto  economico-gestionale  degli  Enti
competenti in materia di irrigazione;
      le superfici interessate all'irrigazione;
      le destinazioni d'uso della risorsa irrigua (colture irrigate e
volumi irrigui);
      gli schemi irrigui (fonti  di  approvvigionamento,  sviluppo  e
caratteristiche delle reti irrigue).
    E'  prevista  l'integrazione  in  SIGRIAN  di  dati  (misurati  e
stimati) relativi all'auto-approvvigionamento, con il supporto  delle
amministrazioni competenti in materia e, ove  possibile,  dell'ISTAT,
con l'obiettivo di  completare  il  quadro  conoscitivo  del  sistema
irriguo nazionale.
    L'Ente di riferimento per la gestione  del  SIGRIAN  e'  il  CREA
(Consiglio per la Ricerca in Agricoltura  e  l'analisi  dell'economia
agraria), ente nazionale di ricerca con  competenza  scientifica  nel
settore agricolo, ittico e forestale, con personalita'  giuridica  di
diritto pubblico vigilato  dal  MiPAAF,  con  autonomia  scientifica,
statutaria,   organizzativa,   amministrativa   e    finanziaria    e
recentemente istituito per effetto dell'unione del CRA (Consiglio per
la  Ricerca  in  Agricoltura)  e  dell'INEA  (Istituto  Nazionale  di
Economia Agraria).
    L'Ente  di  riferimento  per  il  coordinamento  delle  fasi   di
rilevamento, aggiornamento e il trasferimento dei  dati  al  SIGRIAN,
per  gli  associati,  e'  l'ANBI,  Associazione  nazionale   consorzi
gestione e tutela del territorio e  acque  irrigue.  Ai  consorzi  di
bonifica e di irrigazione, infatti, il decreto 152/2006, all'art. 166
confermando quanto gia'  previsto  all'art.  27  della  legge  36/94,
attribuisce la facolta' di realizzare e gestire le reti a  prevalente
scopo irriguo, gli impianti per  l'utilizzazione  in  agricoltura  di
acque reflue, gli acquedotti rurali e gli altri  impianti  funzionali
ai sistemi irrigui e di bonifica e, previa  domanda  alle  competenti
autorita' corredata dal progetto delle  opere  da  realizzare,  hanno
facolta' di utilizzare  le  acque  fluenti  nei  canali  e  nei  cavi
consortili per usi che comportino la restituzione delle acque e siano
compatibili  con  le  successive  utilizzazioni,  ivi   compresi   la
produzione di energia idroelettrica e l'approvvigionamento di imprese
produttive.
    E' considerato dato finale della banca dati SIGRIAN,  disponibile
per tutte le amministrazioni e/o enti competenti,  quello  che  avra'
superato il processo di validazione tecnica ad opera della Regione di
riferimento.
2. Definizioni.
    Le  definizioni  di  seguito  riportate  sono,  in  buona  parte,
estratte dal glossario SIGRIAN, alla cui stesura  hanno  partecipato,
oltre al CREA, il MiPAAF, le Regioni e Province  Autonome  e  l'ANBI.
Tali definizioni corrispondono alle voci attualmente  utilizzate  dal
sistema SIGRIAN per la classificazione delle informazioni. Di seguito
si riportano le  principali  definizioni,  per  aree  tematiche.  Per
maggiori dettagli si rimanda al manuale SIGRIAN. (2)
    Aspetti gestionali.
    Irrigazione collettiva: irrigazione  gestita  ad  opera  di  Enti
irrigui.
    Auto-approvvigionamento:   prelievi   idrici   ad   uso   irriguo
effettuati autonomamente da singoli utenti.
    Ente gestore: ente titolato  e  responsabile  sotto  gli  aspetti
tecnici e amministrativi della gestione delle fonti  e/o  delle  reti
irrigue e/o dei depuratori. E' in genere titolare di una  concessione
e gestore di una rete.
    Ente  irriguo:  unita'  giuridica  di  base   di   organizzazione
dell'irrigazione   a   livello    territoriale    in    termini    di
gestione/manutenzione delle reti irrigue e  di  organizzazione  della
distribuzione di risorsa idrica a fini irrigui. L'Ente  irriguo  puo'
erogare i servizi definiti dal decreto ministeriale 24 febbraio 2015,
n. 39, lettera d) di cui al punto 1.1, allegato A. Il  territorio  di
competenza  dell'Ente  irriguo  e'  suddiviso  in  piu'   Comprensori
irrigui, a loro volta organizzati in Distretti irrigui.
    Comprensorio irriguo: unita'  territoriale  fisico-amministrativa
servita, tutta o in parte, da un sistema di opere irrigue. In genere,
il Comprensorio e' definito dallo stesso Ente irriguo  rispetto  allo
sviluppo  di  uno  schema  irriguo  in  una  data  area  del  proprio
territorio  di  competenza,  cioe'  e'  un'unita'  territoriale   che
individua le zone oggetto di  irrigazione.  Questa  organizzazione  a
livello  territoriale  e'  tipica  dei   consorzi   di   bonifica   e
irrigazione.
    Distretto irriguo: rappresenta una suddivisione del  Comprensorio
irriguo,  i  cui  criteri  sono  molto  variabili.   In   genere   la
suddivisione e' basata sullo sviluppo della  rete  di  distribuzione,
cioe'  il  Distretto  comprende  un'area  alimentata  da  un  proprio
ripartitore.
    Infrastrutture.
    Schema irriguo:  la  totalita'  delle  infrastrutture  idrauliche
necessarie alla distribuzione di  acqua  a  scopo  irriguo;  esso  e'
composto da una fonte di approvvigionamento dalla quale si diparte la
rete adduttrice a cui  si  collega  la  rete  di  distribuzione,  che
distribuisce l'acqua all'interno dei singoli  distretti  irrigui.  Il
SIGRIAN attualmente, raccoglie le  informazioni  relative  alla  rete
principale e solo parzialmente quella di distribuzione.
    Fonte di approvvigionamento irriguo: l'opera di presa  sul  corpo
idrico naturale o artificiale da cui si origina lo schema irriguo. La
fonte puo' essere costituita da un'opera di presa da sorgente, da  un
lago naturale o artificiale, da un corso d'acqua, da un campo  pozzi,
ecc., ma anche da un depuratore di acque reflue o da una presa da una
infrastruttura intersettoriale che adduce in  modo  perenne  acqua  a
servizio di piu' tipi di utenza (potabile, agricola e industriale).
    Rete adduttrice (principale): l'infrastruttura, alimentata  dalla
fonte, destinata ad addurre le acque  dall'opera  di  presa  fino  al
comprensorio irriguo. (3)
    Rete di distribuzione (secondaria): l'infrastruttura,  alimentata
dalla rete  principale,  che  distribuisce  l'acqua  all'interno  dei
singoli distretti irrigui.
    Nodo: punto di discontinuita' di natura idraulica nella rete  che
puo' essere dovuto, tra l'altro, a:
      un cambiamento delle sue caratteristiche geometriche, quali  un
cambiamento di diametro/sezione;
      un cambiamento di materiale;
      un'opera d'arte presente lungo la  rete  (vasche,  impianti  di
sollevamento, ecc.);
      una restituzione al sistema irriguo  di  acqua  precedentemente
prelevata per altri usi;
      una restituzione d'acqua al  reticolo  idrografico  naturale  o
artificiale;
    Tronco: tratto di rete delimitato  da  due  nodi  successivi  (di
inizio e fine).
    Punto di consegna: elemento fisico in cui si ha la "consegna"  da
parte dell'Ente irriguo all'utilizzatore finale.
    Esercizi irrigui.
    Gli  esercizi  irrigui  comunemente  adottati  sono  di   seguito
riportati:
      Esercizio irriguo continuo nell'arco delle  24  ore:  modalita'
per cui l'acqua viene erogata all'utenza in modo continuo nel tempo.
      Esercizio irriguo discontinuo nell'arco delle 24 ore: modalita'
per cui l'acqua viene erogata  all'utenza  in  modo  discontinuo  nel
tempo, ad intervalli fissi  o  variabili  nel  corso  della  stagione
irrigua.
      Esercizio   irriguo   a   consegna   turnata:   modalita'    di
distribuzione per cui l'acqua viene consegnata ad ogni  utente  (o  a
gruppi di utenti), in modo discontinuo ad intervalli prestabiliti  di
giorni (turni) costanti o variabili  durante  i  vari  periodi  della
stagione irrigua, con una portata (corpo d'acqua) e orari  (orari  di
consegna) fissi e proporzionati ai volumi da distribuire alle singole
aziende.
      Esercizio irriguo a domanda:  modalita'  di  distribuzione  che
consente ad ogni utente di una rete consorziale di prelevare  l'acqua
quando lo ritenga piu' opportuno, tenuto conto delle proprie esigenze
colturali   e   del   proprio   calendario   dei   lavori   agricoli,
indipendentemente da turni e da orari prestabiliti.
      Esercizio irriguo con prenotazione: metodo  per  il  quale,  in
base a prenotazione degli utenti, viene definito un quadro  periodico
(giornaliero e orario) di erogazione.
      Esercizio irriguo a bocca tassata: modalita'  di  distribuzione
per cui ogni utente riceve, in forma continua, una  portata  pari  al
prodotto tra la superficie effettivamente  irrigata  e  la  dotazione
specifica. La distribuzione di acqua  prevede  la  misura  dell'acqua
prima della  consegna  all'utente  e  avviene  in  maniera  continua,
lasciando facolta' a questi di utilizzare l'acqua sui propri  terreni
con turno ed orario di maggiore convenienza.
      Irrigazione  "non  strutturata":  modalita'  di  gestione   che
comporta il riempimento dei canali durante la stagione irrigua da cui
gli utenti derivano liberamente l'acqua.
    Tipi di contribuenza.
    Il sistema di contribuenza e' tipico dei Consorzi di  bonifica  e
irrigazione, che percepiscono dagli utenti  un  contributo  calcolato
sulla  base  del  beneficio  che  l'utente  trae  dall'attivita'   di
esercizio e manutenzione degli impianti pubblici di  irrigazione  e/o
di bonifica.
    Il contributo irriguo puo' essere di tipo monomio o binomio.  Nel
primo caso, il contributo e' unico,  senza  differenziazione  di  una
quota specifica per l'esercizio  irriguo.  Nel  caso  del  contributo
binomio, l'utente e' tenuto al pagamento di una quota  fissa  per  le
spese di manutenzione degli impianti e  di  una  quota  variabile  in
funzione delle spese di esercizio irriguo.
    Le modalita' di calcolo del contributo monomiale  o  della  quota
variabile del binomiale sono diverse, tipicamente:
      € per ha irrigato;
      € per qualita' di coltura, cioe' si pagano ruoli  differenti  a
seconda della coltura praticata; e' maggiore per le  colture  irrigue
piu' idroesigenti e a maggior reddito;
      € per sistema di irrigazione, cioe' si pagano ruoli  differenti
a seconda del sistema  di  irrigazione  utilizzato;  e'  generalmente
maggiore per i sistemi a bassa efficienza che necessitano di maggiori
volumi d'acqua distribuiti;
      €/m³  di  acqua  erogata,  utilizzato  laddove  sono   presenti
strumenti di misurazione a consumo a livello di distretto  irriguo  o
aziendale (singola utenza).
    Sistemi di irrigazione.
    Irrigazione per aspersione: metodo di irrigazione per cui l'acqua
viene somministrata sul  campo  a  mezzo  di  apposite  attrezzature,
studiate e costruite per produrre pioggia artificiale.
    Irrigazione   per   infiltrazione:    metodo    di    irrigazione
caratterizzato  dal  fatto  che  l'acqua  irrigua  viene  immessa  in
apposite affossature (solchi, canali, ecc.), dalle quali si  infiltra
nel terreno circostante diffondendosi in esso anche lateralmente  per
capillarita'.
    Irrigazione secondo il metodo  della  localizzazione:  metodo  di
irrigazione  per  cui  l'acqua  viene  somministrata   a   mezzo   di
gocciolatori o  di  spruzzatori,  alimentati  da  piccoli  tubi,  che
erogano acqua solo intorno a ciascuna pianta, in  modo  da  mantenere
nel  terreno  interessato  dal  suo  sistema  radicale  un   adeguato
contenuto idrico.
    Irrigazione per scorrimento: metodo di irrigazione per  il  quale
l'acqua viene immessa nel campo  con  scorrimento  costante  e  sotto
forma di velo continuo per la durata dell'intervento irriguo.
    Irrigazione  per  sommersione:  tecnica  di  allagamento  di   un
appezzamento delimitato da arginelli (tipo risaia).
    Irrigazione  per  infiltrazione  sotterranea   (sub-irrigazione):
metodo  che  comporta  l'immissione  diretta   dell'acqua   destinata
all'irrigazione nello strato  utile  mediante  condotti  disperdenti,
interrati a una profondita'  tale  da  evitare  interferenze  con  le
normali lavorazioni meccaniche.
    Caratteristiche colturali e volumi.
    Superficie investita (ha): superficie investita per  coltura  nel
territorio del distretto in un dato anno.
    Stagione irrigua (da - a): periodo  dell'anno  compreso  tra  una
data di inizio corrispondente al primo adacquamento  e  una  data  di
fine  corrispondente  all'ultimo  adacquamento  per   una   specifica
coltura.
    Durata in giorni: periodo dell'anno, espresso in giorni, compreso
tra l'inizio del primo adacquamento e la fine dell'ultimo.
    Adacquamento:  somministrazione  d'acqua  al  terreno,  di  norma
ripetuta piu' volte nella stagione irrigua.
    Volume specifico di adacquata: quantita' d'acqua  in  m³  erogata
effettivamente per ogni singolo adacquamento, riferito all'unita'  di
superficie (ha).
    Turno in giorni: intervallo di tempo,  espresso  in  giorni,  che
intercorre  tra  gli  inizi  di  due  successive  erogazioni  d'acqua
(adacquate).
    Volume specifico  stagionale  per  unita'  di  superficie  (m³/ha
anno): quantita' d'acqua erogata effettivamente per  l'intera  durata
della stagione irrigua per unita' di superficie (m³/ha anno).
    Volume specifico stagionale totale (m³/anno):  quantita'  d'acqua
erogata effettivamente per l'intera  durata  della  stagione  irrigua
sulla superficie investita di una specifica coltura (m³/anno).
    Altre definizioni.
    Fabbisogno irriguo: domanda di acqua ad uso irriguo,  comprensiva
delle  perdite  fisiologiche.   (4)   Ai   fini   della   valutazione
dell'efficienza dell'uso va  distinto  in  fabbisogno  alla  presa  e
fabbisogno al campo.
    Utilizzo irriguo: quantita' di acqua utilizzata ad  uso  irriguo,
comprensiva delle perdite. (5)
    Utilizzatore  finale  per  irrigazione  collettiva:   testa   del
distretto irriguo.
    Utilizzatore  finale   per   l'auto-approvvigionamento:   singolo
utente.
    Misuratore:  si  intendono  sia   i   "misuratori   volumetrici",
generalmente intesi come strumenti per la misura diretta  dei  volumi
in reti tubate, sia i  "misuratori  di  portata"  che  consentono  il
calcolo indiretto dei  volumi  nelle  reti  di  canali  a  superficie
libera.
    Consiglio irriguo:  modello  di  assistenza  all'irrigazione  che
fornisce consigli relativi al momento idoneo dell'intervento  irriguo
ed ai volumi di adacquamento da somministrare alla coltura.
    Piccole e grandi derivazioni idriche:  derivazioni  definite  dal
R.D. 1775/33 e ss.mm.ii., in funzione dei quantitativi prelevati. Per
le  utenze  irrigue  sono  considerate  piccole  derivazioni   quelle
inferiori a 10 moduli (1000 l/ secondo) o quelle a  servizio  di  una
superficie inferiore a 500 ha.
    Canone   di   concessione:   corrispettivo   annuo   dovuto   dal
concessionario alla Pubblica Amministrazione  per  la  concessione  a
derivare acqua pubblica per un determinato uso. Puo' essere  composto
da  una  parte  fissa  (minimo)  e  una  variabile  in  funzione  dei
quantitativi concessi.
    Modulo: unita' di misura base per la determinazione delle portate
delle concessioni di derivazione d'acqua. E' pari a 100 l/s.
    3.  Quantificazione  e  monitoraggio  dei  volumi   prelevati   e
utilizzati ad uso irriguo.
    Ai fini delle presenti linee guida, si intende  per  monitoraggio
dei  volumi   ad   uso   irriguo   la   rilevazione   periodica,   la
quantificazione e la trasmissione al  SIGRIAN  dei  volumi  idrici  a
scopo irriguo, prelevati e utilizzati.  Il  monitoraggio  avviene  ad
opera degli Enti irrigui in caso di irrigazione  collettiva,  con  il
coordinamento di ANBI per  i  propri  associati,  e  delle  autorita'
competenti, in caso di auto-approvvigionamento.
    Per  utilizzatore  finale  si  intende   quanto   precedentemente
previsto al capitolo 2.
    E' considerato dato finale della banca dati  SIGRIAN  disponibile
per tutte le amministrazioni e/o enti  competenti  quello  che  avra'
superato il processo di validazione tecnica ad opera della Regione di
riferimento.
    Presupposto per la quantificazione e'  l'esistenza  di  un'idonea
rete di misuratori o,  dove  non  presenti  e  non  tecnicamente  e/o
economicamente possibili, di una metodologia di stima condivisa. Tale
metodologia sara' individuata e  sviluppata  nell'ambito  del  Tavolo
permanente previsto al capitolo 6 delle presenti Linee guida. CREA  e
ISTAT provvederanno  a  operare  stime,  utilizzando  la  metodologia
individuata e i dati disponibili, con cadenza da valutare nell'ambito
del suddetto Tavolo, anche in  relazione  alla  individuazione  delle
esigenze irrigue minime e massime delle aree  agricole.  Inoltre,  si
provvedera' ad avviare l'integrazione delle informazioni ISTAT  e  di
quelle rese disponibili dalle Amministrazioni competenti in  SIGRIAN,
con l'obiettivo di creare, nel tempo,  una  banca  dati  completa  ed
esaustiva. Infine, costituisce utile strumento per  il  monitoraggio,
ove ritenuta opportuna e tecnicamente possibile, la  misurazione  del
livello della falda soggetta ad emungimenti.
    Di seguito sono riportati e definiti i seguenti aspetti necessari
per implementare un efficace sistema di monitoraggio:
      a) elementi da monitorare;
      b) criteri e strumenti per la quantificazione dei volumi;
      c)  criteri  e  modalita'  di  monitoraggio   (acquisizione   e
trasmissione dei dati);
      d) metodologia di stima.
    Tali aspetti riguardano sia l'irrigazione collettiva  che  l'auto
approvvigionamento.
    3.1. Elementi da monitorare.
    Gli elementi da monitorare sono:
      a) fonti di approvvigionamento e relativi volumi prelevati;
      b) punti  di  consegna  (aziendale  e/o  distretto  irriguo)  e
relativi volumi utilizzati;
      c) nodi di restituzione al reticolo idrografico con riferimento
al corpo idrico recettore;
      d) rilasci alla circolazione idrica sotterranea.
    Il SIGRIAN, per quanto riguarda l'irrigazione collettiva, riporta
le fonti di approvvigionamento ad uso irriguo e/o promiscuo rilevanti
(oltre 5.000 distinte per tipologia) previste al punto a). Per queste
fonti sono presenti le  informazioni  relative  alle  concessioni  di
derivazione, con i relativi volumi concessi (in genere in m³/sec),  e
l'anno  di  riferimento.  Il  monitoraggio   dovra'   riguardare   la
rilevazione e l'aggiornamento  dei  dati  sui  volumi  effettivamente
prelevati, secondo la  cadenza  temporale  stabilita  dalle  presenti
linee  guida,  e  l'integrazione  dei  dati  sulle   fonti   ritenute
rilevanti.
    Con  riferimento   all'auto-approvvigionamento,   devono   essere
integrati in SIGRIAN i dati sulle fonti, analoghi a  quelli  previsti
per quelle ad uso collettivo, e quelli relativi  alla  misurazione  o
alla stima dei volumi prelevati e utilizzati. La fornitura  dei  dati
relativi    all'auto-approvvigionamento    e'    a    carico    delle
Amministrazioni competenti in materia (sistema  informativo  agricolo
nazionale, censimento regionale delle utenze idriche, banche dati sui
pozzi, etc.) e, ove possibile, dell'ISTAT.
    Con riferimento ai punti di consegna (aziendale e/o a livello  di
distretto irriguo) e ai relativi volumi utilizzati previsti al  punto
b), in SIGRIAN sono rilevati i punti di consegna ai distretti irrigui
(definizione SIGRIAN) per l'irrigazione  collettiva;  sono,  inoltre,
presenti dati sui volumi utilizzati per distretto irriguo, per alcuni
degli Enti  irrigui.  Attraverso  il  monitoraggio,  dovranno  essere
completati la rilevazione  e  l'aggiornamento  dei  dati  sui  volumi
utilizzati a livello distrettuale.
    Per l'auto-approvvigionamento i volumi utilizzati coincidono  con
i  volumi  prelevati,  pertanto  vale  quanto   previsto   al   punto
precedente.
    Con riferimento ai nodi di restituzione al  reticolo  idrografico
previsti  al  punto  c),  in  SIGRIAN  sono  presenti  i   punti   di
restituzione al reticolo idrografico superficiale  inerenti  la  rete
principale (primaria e secondaria), che  permette  il  ritorno  delle
acque ai corpi idrici. Con il monitoraggio si  dovra'  provvedere  ad
integrare in SIGRIAN i dati relativi  ai  punti  di  restituzione  al
reticolo idrografico ritenuti rilevanti ai fini della quantificazione
dei volumi, entrando a regime entro il periodo previsto dai tempi  di
adeguamento.  I  volumi  restituiti  dovranno   essere   quantificati
attraverso i misuratori e, ove cio' non fosse tecnicamente  possibile
e/o necessario,  potranno  essere  stimati  secondo  una  metodologia
condivisa e comune nelle aree di maggiore interesse, da  individuare;
questi dati saranno riportati in SIGRIAN. Nella fase  di  transizione
e' possibile fare  riferimento  ad  un  valore  indicativo  medio  di
restituzione  del  20%  del  volume  prelevato.  Percentuali  diverse
possono  essere  individuate  dalle  Amministrazioni  competenti   in
relazione alle specificita' territoriali.
    Con riferimento ai rilasci alla circolazione  idrica  sotterranea
previsti al punto d), questi possono derivare sia  per  infiltrazione
dalla rete di canali non rivestiti, sia dalle  acque  distribuite  al
campo. Tale fenomeno consente il ritorno delle acque ai corpi  idrici
in tempi differiti durante l'anno e il  conseguente  possibile  riuso
irriguo (stessa acqua utilizzata piu' volte). Con il monitoraggio  si
dovra' provvedere ad integrare in SIGRIAN i dati relativi ai  rilasci
alla circolazione idrica sotterranea ritenuti rilevanti ai fini della
quantificazione dei  volumi,  entrando  a  regime  entro  il  periodo
previsto dai tempi  di  adeguamento.  I  volumi  rilasciati  dovranno
essere stimati, secondo una metodologia condivisa e comune nelle aree
di  maggiore  interesse,  da  definire.  Tali  dati  dovranno  essere
riportati in SIGRIAN. In analogia con le  restituzioni  al  reticolo,
nella fase di transizione e' possibile fare riferimento ad un  valore
indicativo medio del 20% del volume  prelevato.  Percentuali  diverse
possono  essere  individuate  dalle  Amministrazioni  competenti   in
relazione alle specificita' territoriali.
    L'aspetto  delle  restituzioni  e'   particolarmente   complesso,
soprattutto per  le  reti  di  antica  irrigazione  del  Nord  Italia
(Allegato  1-A),  e  riveste  un'importanza   fondamentale   per   la
sussistenza stessa della pratica irrigua. Oltre alle restituzioni  in
falda, vanno considerate le "colature" (ovvero acque provenienti  dal
mancato utilizzo a valle della distribuzione,  o  della  restituzione
delle stesse, dopo lo scorrimento, in canali da cui vengono prelevate
nuovamente dagli utilizzatori di valle), come  parte  integrante  del
sistema irriguo, seppure la loro valutazione e localizzazione  appare
estremamente complessa.  La  stima  quantitativa  dei  volumi  idrici
rilasciati  nel  sottosuolo  e'  funzione  di  fattori  che  assumono
caratteristiche molto variabili ed eterogenee  nei  diversi  contesti
territoriali. A tale scopo, per alcune aree della  pianura  lombarda,
dove tale fenomeno assume grande  rilevanza,  sono  stati  effettuati
studi specifici (Allegato 1-B).
    Ulteriore  fonte  di  recupero  delle  acque   infiltrate   dalla
canalizzazione in terra  deriva  dall'utilizzazione  da  parte  delle
colture  dell'acqua  delle  falde   ipodermiche,   alimentate   dalle
dispersioni della rete di canali in terra. In taluni casi la risalita
capillare da falda ipodermica risulta in grado  di  soddisfare  quasi
completamente le esigenze idriche delle colture con pieno  riutilizzo
dell'acqua persa per infiltrazione (Allegato 1-C).
    Il calcolo delle  restituzioni  al  reticolo  idrografico  e  dei
rilasci alla circolazione idrica  sotterranea  assumono  fondamentale
rilevanza nella definizione del bilancio  ambientale  in  quanto,  in
aggiunta alle pressioni esercitate  sui  corpi  idrici,  consente  di
tenere conto degli apporti ad essi a valle dell'attivita' irrigua.
    3.2. Criteri e strumenti per la quantificazione dei volumi.
    Di seguito si  riportano  gli  elementi  minimi  che  le  Regioni
dovranno regolamentare circa la  quantificazione  dei  volumi  idrici
prelevati/restituiti e dei volumi utilizzati a  scopo  irriguo.  Tale
regolamentazione dovra' riferirsi sia all'irrigazione collettiva, sia
all'auto-approvvigionamento, prevedendo disposizioni specifiche per i
due casi.
    3.2.1. Criteri per la quantificazione dei volumi idrici prelevati
e restituiti.
    Il riferimento normativo di concessioni per i prelievi idrici  di
acque pubbliche  e'  il  T.U.  1775/1933,  piu'  volte  novellato  ed
integrato con indicazioni operative finalizzate alla  misurazione  ed
acquisizione di dati in merito ai quantitativi emunti (es.  art.  98,
d.lgs. n. 152/2006 - risparmio idrico in agricoltura). (6)
    Tra  gli  strumenti  di  indirizzo  operativo  si   ricorda,   in
particolare, il decreto del Ministero  dell'ambiente  del  28  luglio
2004, riportante Linee guida  per  la  predisposizione  del  bilancio
idrico di bacino, comprensive dei criteri  per  il  censimento  delle
utilizzazioni in atto  e  per  la  definizione  del  minimo  deflusso
vitale, previste all'art. 22, comma 4,  del  decreto  legislativo  11
maggio 1999, n. 152. Si ribadisce che, la quantificazione dei  volumi
e' prevista all'art. 95 del d.lgs. 152/06 che e' gia' stato  recepito
da alcune Regioni con propri regolamenti. Tali regolamenti  dovranno,
quindi, armonizzarsi con le disposizioni delle presenti linee guida.
    In accordo con le presenti  linee  guida,  i  futuri  regolamenti
regionali  dovranno  porre  attenzione  ai  seguenti  aspetti   nella
regolamentazione delle modalita' di quantificazione dei volumi idrici
prelevati ad uso irriguo/restituiti:
      obbligo di misurazione e registrazione  dei  prelievi  e  delle
restituzioni: con riferimento all'irrigazione collettiva, in  accordo
con le Autorita' di distretto,  le  Regioni  prevedono  l'obbligo  di
misurazione dei volumi almeno per i prelievi  e  le  restituzioni  di
portata uguale o superiore ad 1 modulo (100 l/s  medi  continui).  Le
Regioni  potranno  prevedere,  su  richiesta   delle   Autorita'   di
distretto,  un  valore  diverso  per  tale  soglia,  o  piu'   valori
differenziati (ad esempio in funzione delle caratteristiche del corpo
idrico, quali lo stato qualitativo ecc.).
      Per    quanto     riguarda     l'obbligo     di     misurazione
dell'auto-approvvigionamento,  le  Regioni  dovranno  prevedere,   in
aggiunta a quanto gia' previsto dalle disposizioni  regionali,  anche
in  attuazione  degli  impegni  previsti  dalla   eco-condizionalita'
(autorizzazione  obbligatoria   al   prelievo),   le   modalita'   di
registrazione e  trasmissione  dei  dati  alla  banca  dati  SIGRIAN,
secondo le indicazioni  contenute  nelle  presenti  linee  guida.  Le
Regioni definiranno i casi di esclusione dall'obbligo di  misurazione
dei volumi utilizzati, in presenza di  incompatibilita'  tecnica  e/o
economica e laddove ambientalmente non rilevante;
      per l'auto-approvvigionamento  senza  obbligo  di  misurazione,
ciascuna Regione trasmette al SIGRIAN le informazioni necessarie  per
la stima dei fabbisogni irrigui. La metodologia unica e condivisa per
la stima dei fabbisogni irrigui sara' individuata  con  provvedimento
successivo;
      frequenza delle misurazioni e della trasmissione  dei  dati  al
SIGRIAN: le  Regioni  dispongono  che  gli  Enti  irrigui  rientranti
nell'obbligo di misura  dei  volumi  prelevati  ad  uso  irriguo,  ad
eccezione dei casi in cui e'  prevista  la  misurazione  in  continuo
(definita di seguito), compatibilmente con i  tempi  di  adeguamento,
devono:
        nell'immediato, fornire il dato di  volume  prelevato  almeno
due volte durante la stagione irrigua;
        a regime, per le grandi derivazioni fornire il dato di volume
prelevato  a  livello  mensile,  durante  la  stagione  irrigua,   da
trasmettere entro il  decimo  giorno  del  mese  successivo,  per  le
piccole derivazioni fornire il dato di  volume  prelevato  due  volte
durante la stagione irrigua;
        in caso di concessioni ad  uso  plurimo,  indicare  i  volumi
prelevati per altri usi, una volta all'anno, a fine anno;
      tempi di adeguamento:  per  i  prelievi/restituzioni  esistenti
rientranti nell'obbligo di misura dei volumi ai sensi delle  presenti
linee guida, le Regioni indicano i tempi massimi di adeguamento  alle
disposizioni  dei  propri  regolamenti  in   materia,   eventualmente
differenziati in funzione delle condizioni agronomiche, climatiche  e
di criticita' dei corpi idrici  di  riferimento,  in  ogni  caso  non
superiori ai 4 anni;
      per i nuovi prelievi/restituzioni: le Regioni dispongono che il
disciplinare di concessione per i nuovi prelievi/restituzioni  tenuti
alla misura dei volumi contenga, tra l'altro:  la  descrizione  delle
caratteristiche dei dispositivi di misura, le modalita'  e  l'obbligo
della relativa installazione; le superfici irrigue minime che possono
escludere  dall'obbligo  di  misurazione  nonche'  le  modalita'   di
registrazione  e  l'obbligo  della  trasmissione  al  SIGRIAN   delle
informazioni raccolte, in accordo con le indicazioni  delle  presenti
linee guida;
      strumenti di misurazione: le Regioni prevedono l'uso di  idonei
strumenti di misura dei prelievi e delle restituzioni, adeguati  alla
tipologia di misura da eseguire e allo specifico  manufatto,  potendo
fare riferimento  anche  alle  tipologie  di  strumenti  indicate  al
paragrafo 3.2.3 delle presenti linee guida.
    In ossequio al Principio 2  di  cui  alle  premesse,  le  Regioni
stabiliscono, in accordo con le competenti Autorita' distrettuali, le
indicazioni  che  meglio   si   adattano   ai   rispettivi   contesti
territoriali  e  strutture  organizzative,  purche'  coerenti  con  i
criteri minimi stabiliti dalle linee guida stesse  e  finalizzati  al
rispetto della direttiva quadro acque.
    Sui corpi idrici soggetti a  criticita'  idriche  ricorrenti,  le
Regioni prevedono, anche a seguito di segnalazioni e richieste  delle
competenti Autorita' distrettuali, sentiti gli enti  competenti  alla
gestione irrigua, idonee misurazioni in continuo o giornaliere per  i
prelievi e le restituzioni maggiormente incidenti sul bilancio idrico
e la trasmissione al SIGRIAN dei dati rilevati.
    3.2.2.  Criteri  per  la  quantificazione   dei   volumi   idrici
utilizzati a scopo irriguo dagli utilizzatori finali.
    In accordo con le presenti linee guida, le Regioni dovranno porre
attenzione ai seguenti aspetti:
      utilizzatore finale:  come  indicato  nelle  "Definizioni",  si
intende per utilizzatore finale la "testa del distretto irriguo", per
l'irrigazione   collettiva   e   il   "singolo   utente",   per    l'
auto-approvvigionamento;
      frequenza delle misurazioni e della trasmissione  dei  dati  al
SIGRIAN: le Regioni prevedono che i soggetti rientranti  nell'obbligo
di misurazione dei volumi utilizzati ad uso irriguo  forniscano,  una
sola volta alla fine  della  stagione  irrigua,  il  dato  di  volume
utilizzato durante la stagione irrigua;
      obbligo di misurazione e registrazione dei  volumi  utilizzati:
le  Regioni  stabiliscono  l'obbligo  di   misurazione   dei   volumi
utilizzati, almeno nei seguenti casi:
        alla testa del distretto  irriguo,  in  caso  di  irrigazione
collettiva e/o all'utenza, in caso di irrigazione collettiva mediante
reti in pressione e in condizioni di deficit di disponibilita' idrica
(per aggregazione si ricava la  misura  del  volume  alla  testa  del
distretto).
        Nell'ambito dei casi sopra elencati, e'  possibile  prevedere
l'esclusione dall'obbligo di misurazione  dei  volumi  utilizzati  in
presenza di sistemi di consiglio irriguo, se questi  prevedono  anche
la  possibilita'  di  conferma  da  parte  dell'utente   del   volume
effettivamente utilizzato.
        L'esclusione   dall'obbligo   di   misurazione   dei   volumi
utilizzati puo' essere prevista in tutti i casi  nei  quali  sussista
documentata  incompatibilita'  tecnica,   gestionale,   economica   o
ambientale tra l'installazione di misuratori e le specifiche  realta'
territoriali.
        Costituiscono  possibili   casi   di   esclusione   per   non
fattibilita' tecnica e/o economica:
        le utenze servite da irrigazione collettiva mediante reti  in
pressione, in assenza di deficit di disponibilita' idrica;
        le utenze servite da irrigazione collettiva mediante  reti  a
pelo libero, per le quali la conversione in reti in pressione non  e'
sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico o  in  assenza
di deficit di disponibilita' idrica;
        le utenze servite da irrigazione collettiva  mediante  canali
ad uso promiscuo (Allegato 1-D).
        Le  Regioni,  in  base  alle  diverse  specificita',  possono
individuare ulteriori casi di esclusione.
    Per quanto riguarda l'obbligo di misurazione dei volumi  in  caso
di auto-approvvigionamento,  le  Regioni  prevedono,  in  aggiunta  a
quanto  gia'  previsto  dalle  disposizioni   regionali,   anche   in
attuazione della eco-condizionalita', le superfici irrigue minime che
possono  essere  escluse  dall'obbligo  di  misurazione,  nonche'  le
modalita' di registrazione e trasmissione dei dati  alla  banca  dati
SIGRIAN, secondo le indicazioni contenute nelle presenti linee guida.
      Tempi di adeguamento: per i  punti  di  consegna  esistenti  le
Regioni  indicano  nei  propri  regolamenti  i   tempi   massimi   di
adeguamento  al  regolamento  stesso,   anche   subordinandoli   alla
disponibilita' di finanziamenti pubblici a copertura degli  oneri  di
acquisto,   installazione   e   manutenzione   dei   misuratori,    e
differenziati in funzione:
        in  caso  di   irrigazione   collettiva,   delle   dimensioni
comprensoriali o delle capacita' gestionali dell'ente  irriguo  o  di
altre sue caratteristiche che possono  influire  sulla  capacita'  di
installare tutti i misuratori necessari;
        in    caso    di    auto-approvvigionamento,    del    volume
prelevato/utilizzato o della  dimensione  della  superficie  irrigata
aziendale  o  di  altre  caratteristiche  che  tengano  conto   della
pressione esercitata dalla singola azienda sul corpo idrico da cui si
attinge o dell'investimento necessario in  rapporto  alle  dimensioni
aziendali;
        delle condizioni di criticita' dei  corpi  idrici  a  cui  lo
schema irriguo o il singolo utilizzo sottende.
      Prescrizioni per i nuovi punti di consegna: le Regioni  possono
disporre che il disciplinare di concessione contenga, tra l'altro, la
descrizione delle caratteristiche dei  dispositivi  di  misura  delle
portate e dei volumi (distribuiti al punto di  consegna  in  caso  di
gestione collettiva o direttamente prelevati in forma  autonoma),  le
relative modalita'  e  l'obbligo  della  relativa  installazione;  le
superfici  irrigue  minime  che  possono  escludere  dall'obbligo  di
misurazione nonche' le modalita' di registrazione e  l'obbligo  della
trasmissione al SIGRIAN delle informazioni raccolte, in  accordo  con
le indicazioni contenute nelle presenti linee guida.
      Strumenti e  modalita'  di  misurazione:  le  Regioni  dovranno
prescrivere  l'uso  di  idonei  strumenti  di   misura   dei   volumi
utilizzati, adeguati alla tipologia di  misura  da  eseguire  e  allo
specifico manufatto, potendo fare riferimento anche alle tipologie di
strumenti indicate al paragrafo 3.2.3 delle presenti linee guida.
    In ossequio al Principio 2  di  cui  alle  premesse,  le  Regioni
stabiliscono, in accordo con le competenti Autorita' distrettuali, le
indicazioni  che  meglio   si   adattano   ai   rispettivi   contesti
territoriali  e  strutture  organizzative,  purche'  coerenti  con  i
criteri minimi stabiliti dalle linee guida stesse  e  finalizzati  al
rispetto della direttiva quadro acque.
    Le Regioni prevedono la possibilita' di misurazioni in continuo e
in tempo reale ai principali nodi  della  rete  di  distribuzione  in
funzione dell'entita' del prelievo (a  livello  consortile)  e  dello
stato  di  criticita'  del  corpo  idrico,  a  seguito  di  eventuali
segnalazioni e richieste dell'Autorita'  di  distretto,  sentiti  gli
enti competenti per la gestione irrigua, ai fini della pianificazione
di distretto idrografico o della gestione delle crisi idriche.
    3.2.3.  Strumenti  di  misurazione  per  la  quantificazione  dei
volumi.
    Nel prescrivere l'uso di idonei strumenti di  misura  dei  volumi
irrigui, le  Regioni  possono  fare  riferimento  alle  tipologie  di
strumenti indicate nella seguente tabella.

                 Tabella 1 - Tipologie di misuratori

=====================================================================
|                                        |       Tipologia di       |
|         Tipologie di manufatto         |      strumentazione      |
+========================================+==========================+
|                                        | Stramazzo o risalto con  |
| Presa da acque                         |associata sonda di livello|
|superficiali/distribuzione mediante     |- previa taratura con     |
|canale                                  |misure di portata - altro |
+----------------------------------------+--------------------------+
|                                        | Venturimetro, sensore    |
|                                        |magnetico (installato     |
| Presa da acque                         |opportunamente lontano da |
|superficiali/distribuzione mediante     |pompe e curve), sensore   |
|condotte in pressione                   |ultrasuoni - altro        |
+----------------------------------------+--------------------------+
| Presa da acque                         |                          |
|superficiali/distribuzione mediante     |                          |
|condotte a pelo libero                  | Sensore sonico - altro   |
+----------------------------------------+--------------------------+
|                                        | Contatore totalizzatore  |
|                                        |woltman e tangenziale,    |
|                                        |analogico o digitale,     |
|                                        |elettromagnetico, a flusso|
| Presa da pozzo                         |libero - altro            |
+----------------------------------------+--------------------------+
|                                        | Venturimetro /           |
|                                        |elettromagnetico /        |
|                                        |ultrasuoni / contatore su |
|                                        |tubazioni di derivazione -|
|                                        |stramazzo con sonda -     |
|                                        |previa taratura con misure|
| Presa da sorgente                      |di portata                |
+----------------------------------------+--------------------------+

    In  funzione  della  loro  collocazione  e  delle  finalita',   i
misuratori possono essere classificati secondo diversi livelli d'uso:
      I  livello   (misuratori   strategici   di   distretto   o   di
sub-distretto): per la misura di prelievi  e  restituzioni  in  corpi
idrici che hanno effetti sul bilancio idrico a scala di  distretto  o
sub-distretto;   tale   misura   e'    finalizzata    al    controllo
dell'equilibrio del bilancio idrico nel corso  della  gestione  delle
crisi idriche a livello di distretto o di sub-distretto.
      II livello (misuratori di bacino): per la misura di prelievi  e
delle restituzioni a corpi  idrici  che  hanno  effetti  a  scala  di
bacino; tale misura e' finalizzata al bilancio idrico di bacino (o di
bacino d'utenza in caso di trasferimenti da un bacino ad un altro)  e
alla gestione delle crisi idriche  da  locali  fino  al  distretto  o
sub-distretto.
      III livello (misuratori di rete): posto in  nodi  significativi
della rete di adduzione e distribuzione compresi,  ove  possibile,  i
punti  di  restituzione;  tali  misurazioni  sono  finalizzate   alla
redazione  del  bilancio  idrico  di   comprensorio   irriguo,   alla
valutazione dei  servizi  ecosistemici  forniti,  all'efficientamento
della  rete,  alla  gestione  delle  crisi  idriche  a   livello   di
comprensorio irriguo.
      IV livello (misuratori all'utilizzatore finale): per la  misura
degli utilizzi alla testa del distretto o (consortile) o alla singola
utenza  (anche  in  autoapprovvigionamento);  tali  misurazioni  sono
finalizzate  all'efficientamento  della  gestione   aziendale   della
risorsa.
    Tale  classificazione  puo'  essere   di   riferimento   per   la
definizione di priorita' di finanziamento a valere su fondi pubblici.
    3.3. Criteri e modalita'  per  il  monitoraggio  (acquisizione  e
trasmissione dei dati).
    Si  riportano  di  seguito  i  criteri  secondo  cui   i   futuri
regolamenti  regionali  devono  regolamentare   la   trasmissione   e
l'aggiornamento periodico dei dati sui volumi  ad  uso  irriguo  alla
banca dati  SIGRIAN,  al  fine  di  monitorare  nel  tempo  l'impiego
dell'acqua a scopo irriguo.
    Per tutto quanto non specificato al presente paragrafo si rimanda
al manuale SIGRIAN.  (7)
    Per  il  monitoraggio  e'  necessario  distinguere  due   diverse
situazioni:
      1. sistema irriguo esistente ed in esercizio;
      2. sistema irriguo di nuova  realizzazione  (nuovi  interventi,
ammodernamenti, efficientamenti, riconversioni).
    Per tutti gli interventi infrastrutturali di nuova realizzazione,
di qualunque tipologia, finanziati  da  fondi  europei,  nazionali  o
regionali,  le   amministrazioni   responsabili   del   finanziamento
prevedono, nei  relativi  provvedimenti  di  concessione  dei  fondi,
l'obbligo di trasmissione dei dati in formato SIGRIAN  (vedi  manuale
SIGRIAN - parte II B),  come  gia'  previsto  per  il  Piano  irriguo
nazionale.
    Tale obbligo deve essere previsto anche in tutti i casi di  nuova
richiesta di concessione di derivazione.
    L'obbligo di trasmissione dei dati deve essere previsto  in  capo
ai soggetti preposti alla raccolta del dato, cosi'  come  specificato
nelle presenti linee guida, che ricevono il finanziamento pubblico.
    E' considerato dato finale della banca dati  SIGRIAN  disponibile
per tutte le amministrazioni e/o enti  competenti  quello  che  avra'
superato il processo di validazione tecnica ad opera della Regione di
riferimento.
    Rispetto  alle  due  situazioni  indicate,  valgono  i   seguenti
aspetti, in parte gia' evidenziati:
      Tipologie di dati da trasmettere al SIGRIAN riguardo ai singoli
distretti  irrigui  (definizione  SIGRIAN):  infrastrutture  irrigue,
fonti di approvvigionamento e relativi volumi prelevati,  misura  dei
volumi utilizzati (alla testa del distretto irriguo o  all'utenza)  o
stima dei volumi utilizzati (con metodologia  condivisa),  stima  dei
volumi che ritornano  in  circolo  (rete  canali  in  terra),  volumi
restituiti al reticolo idrografico (ove possibile),  informazioni  su
concessioni ecc.,  colture  praticate  (ove  possibile),  sistemi  di
irrigazione, esercizio irriguo, contribuenza e altri dati gestionali,
presenza o meno di misuratori.
      E' necessario segnalare che  in  caso  di  quantificazione  dei
volumi d'acqua impiegati nelle risaie irrigate a  sommersione  oppure
nelle altre coltivazioni  irrigate  a  scorrimento  da  rete  a  pelo
libero, vanno valutati i  volumi  che  ritornano  in  circolo.  Anche
laddove si effettua l'irrigazione non strutturata-bisognera' dedicare
particolare attenzione, in quanto, soprattutto in quest'ultimo  caso,
le aziende agricole attingono acqua dalla  rete  consortile  solo  in
caso di necessita', in relazione all'andamento stagionale.
      Tempi di rilevazione e trasmissione dei dati al SIGRIAN:
        per i volumi prelevati ad uso irriguo, ad  opera  degli  Enti
irrigui:
          nell'immediato, fornire il dato di volume prelevato  almeno
due volte durante la stagione irrigua;
          a regime, fornire il dato di  volume  prelevato  a  livello
mensile, durante la stagione irrigua, da trasmettere entro il  decimo
giorno del mese successivo;
          in caso di concessioni ad uso plurimo,  indicare  i  volumi
prelevati per altri usi, una volta all'anno, a fine anno;
        per i volumi utilizzati a scopo irriguo:
          utilizzatore finale = testa del  distretto  (consortile)  o
utente finale (auto approvvigionamento);
          fornire il dato di volume utilizzato una sola volta, a fine
stagione irrigua;
        dati colturali,  fabbisogni  e  altri  dati  collegati  vanno
rilevati,  ove   possibile,   e   inviati   stagionalmente   (colture
primaverili-estive e colture autunno vernine).
      Modalita' di trasmissione dei dati al SIGRIAN:
        in caso di irrigazione collettiva, l'Ente irriguo, salvo casi
specifici in cui interviene la Regione, rileva il dato e lo inserisce
nel sistema e la Regione lo valida;
        in caso di auto-approvvigionamento, le Regioni  provvedono  a
validare e inserire i dati sopra riportati.
      Al fine di informare  le  utenze  irrigue  sulle  modalita'  di
raccolta e trasmissione dei  dati  sui  volumi  irrigui,  le  Regioni
prevedono attivita' di informazione, anche nell'ambito dei servizi di
consulenza aziendale.
      Trasmissione dei dati per la gestione delle crisi idriche:  per
i misuratori strategici di bacino (I  livello  di  cui  al  paragrafo
precedente), Autorita' di bacino e Regioni interessate individuano le
specifiche modalita' di trasmissione dei dati che  gli  Enti  irrigui
dovranno fornire per la gestione delle crisi idriche,  garantendo  la
trasmissione finale del dato al SIGRIAN.
    Le Autorita' di distretto, le Regioni e  gli  Enti  irrigui  gia'
presenti in SIGRIAN provvedono all'inserimento e validazione dei dati
tramite      l'applicativo      web      al       seguente       URL:
sigrian.entecra.it/sigrianmap/sigria/SigriaStart.php? 
    Le Regioni e gli Enti irrigui,  che  non  ne  sono  in  possesso,
richiedono al CREA le credenziali di accesso al sistema.
4.   Finanziamento   degli   strumenti   di   misurazione   per    la
quantificazione dei volumi.
    Al fine  di  coprire  gli  oneri  di  acquisto,  installazione  e
manutenzione  dei  misuratori,  i   soggetti   preposti   alla   loro
installazione possono ricorrere  a  diverse  fonti  di  finanziamento
pubblico. In particolare:
      Programmazione sviluppo rurale 2014-2020:
        in caso di investimenti, sia per la  realizzazione  di  nuove
infrastrutture irrigue, sia per l'ammodernamento,  l'efficientamento,
o la riconversione di infrastrutture  irrigue  esistenti,  finanziati
nell'ambito della programmazione per lo sviluppo rurale  2014-2020  a
livello regionale o nazionale;  l'art.  46  del  regolamento  per  lo
sviluppo rurale 1305/2013  prevede  l'obbligo  di  installazione  dei
misuratori come  parte  dell'investimento  per  cui  si  richiede  il
finanziamento. In tal caso,  dunque,  i  misuratori  sono  finanziati
nell'ambito dell'intervento stesso.
        per gli schemi esistenti e in esercizio, che non  necessitano
di  interventi  sulla  rete  irrigua,  i  misuratori  possono  essere
finanziati  laddove  previsto  nell'ambito  delle  misure   dei   Psr
regionali. Il Programma  nazionale  per  lo  sviluppo  rurale  (Psrn)
prevede   esplicitamente   tra   le   azioni   sovvenzionabili    gli
"Investimenti in sistemi di telecontrollo e  per  la  misurazione  di
volumi alla fonte"; a tale misura possono accedere gli  Enti  irrigui
(come meglio definiti dal Programma) per interventi su schemi irrigui
a carattere interaziendale e consortile.
      Altre fonti di finanziamento nazionale o regionale.
5. Recepimento a livello regionale e delle province autonome.
    In  considerazione  delle  implicazioni  e  connessioni  con   la
Politica agricola comune e con il territorio,  il  recepimento  delle
presenti linee guida dovra'  avvenire  entro  il  31  dicembre  2016,
attraverso la stesura e approvazione di un regolamento comune tra  le
strutture  competenti  in  materia   di:   ambiente   e   territorio,
agricoltura e sviluppo rurale, cosi' come organizzate  funzionalmente
nelle diverse Regioni e Province autonome, previo  parere  favorevole
delle competenti Autorita' distrettuali.
    La stesura del regolamento  prevede,  inoltre,  un  coordinamento
tecnico preventivo e la relativa acquisizione di  pareri  tecnici  da
parte degli Enti irrigui competenti per  la  gestione  delle  risorse
idriche a fini irrigui  e  della  relativa  rappresentanza  nazionale
(ANBI), in virtu' della partecipazione  e  competenza  per  tutte  le
attivita' oggetto delle presenti linee guida.
    Con l'obiettivo di operare una verifica  costante  dell'andamento
dei lavori e del monitoraggio  dei  volumi  e'  istituito  un  Tavolo
permanente presso il MiPAAF, coordinato  dal  Capo  del  Dipartimento
delle politiche europee e internazionali e dello  sviluppo  rurale  o
suo delegato, cui  partecipano  le  Regioni  (attraverso  le  proprie
strutture con competenza  per  la  programmazione  e  gestione  delle
risorse idriche per l'agricoltura),  le  Autorita'  di  gestione  dei
distretti idrografici, il  MATTM,  il  CREA,  l'ISTAT,  l'ANBI  e  le
Associazioni di categoria agricola.

               Allegato 1 - Approfondimenti tematici.

    A - Restituzioni al reticolo idrico e alla falda  superficiale  e
uso plurimo dell'acqua nel bacino in sinistra del Po.
    Il bacino in sinistra del Po  e'  caratterizzato  da  un  sistema
originariamente naturale a cui, a partire  dal  XIII  secolo,  si  e'
progressivamente affiancato un  complicatissimo  tessuto  artificiale
che  integra  e  spesso  sostituisce  il  tessuto  naturale   stesso.
Alimentato da apprezzabili precipitazioni, che  in  montagna  possono
arrivare a 2000 mm/anno, l'apparato di tipo  naturale-artificiale  e'
caratterizzato da straordinaria capacita'  di  accumulo-trattenimento
dell'acqua, tra un utilizzo e il successivo,  che  da'  luogo  ad  un
meccanismo  virtuoso  di  uso  plurimo  dell'acqua  con   conseguenti
benefici  propri  ed  indiretti  tanto  di  natura   produttiva   che
ambientale. Durante il tragitto idrico da monte a valle, infatti,  si
riscontrano  diverse  possibilita'  di  accumulo  con   trattenimento
temporaneo quali: il bacino di raccolta naturale delle Alpi (nevai  e
ghiacciai producono  accumulo  e  trattenimento  con  lento  rilascio
dell'acqua), i bacini artificiali montani  idroelettrici  e  i  laghi
prealpini  naturali  regolati  (invasano   ciclicamente   acqua   per
l'irrigazione  e  l'uso  idroelettrico,  con  trattenimento  per  uso
irriguo di circa 30-60 giorni). A valle  di  tali  invasi,  in  parte
naturali, in parte artificiali, importante funzione  di  accumulo  e'
costituito dal territorio rurale e dal ricorso ai sistemi irrigui per
sommersione e scorrimento. Tali sistemi irrigui,  pur  caratterizzati
da  un  impiego  d'acqua  decisamente  superiore  ad  altre  pratiche
irrigue, di fatto alimentano diffusamente il territorio con  benefici
integrati  di  natura  ambientale  ed  ecologica.  L'acqua  destinata
all'irrigazione, infatti, prima e dopo  l'utilizzo  canonico,  con  i
passaggi, i conferimenti e  le  "perdite"  di  filtrazione,  a  volte
volontarie,  risulta   determinante   per   il   mantenimento   della
naturalita' territoriale. La destinazione finale e' sempre costituita
dai corsi d'acqua naturale, sia direttamente che attraverso la falda.
    Ai corsi d'acqua, oltre al DMV,  vengono  conferite  restituzioni
puntuali e diffuse di apprezzabile entita'.  Per  l'Adda  nel  tratto
Merlino-Lodi, il contributo idrico delle riviere e' stato stimato  in
1,20 m³/sec per Km di sviluppo del corso  d'acqua,  valori  che  sono
stati confermati anche in altre circostanze  da  diversi  qualificati
autori (Giura, Gandolfi). In ogni  caso  le  modalita'  distributive,
determinano un breve trattenimento della risorsa idrica che,  a  meno
dell'ETP colturale, viene restituita integralmente con una  "benefica
dilazione". Il meccanismo, che appare evidente con la  pratica  della
sommersione applicata per le risaie, risulta altrettanto efficace con
i sistemi a scorrimento.
    Attraverso la falda superficiale di pianura, infine,  l'efficacia
di tale meccanismo si estende dall'area pedemontana fino al fiume Po.
La falda, ultimo e  piu'  grande  serbatoio  permanente  del  sistema
descritto, alimentata dai  meccanismi  suddetti  che  ne  influenzano
sensibilmente la piezometria, accumula risorsa e la restituisce:
      a) immediatamente, per via naturale  con  gli  affioramenti  di
risorgive dell'alta media pianura che vengono utilizzati,  restituiti
e di nuovo riutilizzati a valle;
      b)  a  breve  termine,  lungo  il  profilo  depressionario  che
anticamente delineava le valli fluviali ora contenute  negli  argini,
alimentando zone umide, lanche e aree di grande valore ambientale, il
cui  stato  idraulico  non  dipende  piu'  dai  fiumi  ma  da   detta
filtrazione-affioramento;
      c) a breve termine, tramite il prelievo dei pozzi irrigui  che,
in ogni caso, restituiscono per infiltrazione  e/o  nel  reticolo  di
scolo le acque che eccedono le necessita' colturali, conferendole  ai
corsi d'acqua naturali;
      d) a medio termine, con la filtrazione diffusa lungo le riviere
fluviali; tale meccanismo si coniuga con i rilasci superficiali dando
luogo a deflussi fluviali considerevoli.
    In    definitiva    il    complesso    processo    di    accumulo
naturale-artificiale  coniugato  all'utilizzo  produttivo   (irriguo,
industriale    e    idroelettrico)    oltreche'    non     produttivo
(ambientale-ecologico), qui brevemente  descritto,  e'  configurabile
come un prelievo temporaneo, con trattenimenti di breve-medio termine
(30-60 giorni) e rilascio integrale al reticolo  naturale  principale
(a meno del consumo di ETP colturale). Tutto cio', pur nelle  diverse
peculiarita' territoriali, si manifesta da  ovest  fino  a  tutto  il
bacino sotteso del Garda (sinistra Mincio) con  grandissimi  benefici
diretti ed indiretti, quindi, anche oltre i territori sottesi.
    Lo scenario descritto si evidenzia, nel suo complesso, in un  uso
plurimo  e  diversificato  della  risorsa,   con   una   restituzione
pressoche' integrale della stessa al sistema naturale, utile, quindi,
per usi successivi. Prima ancora  di  esser  prelevata  dalle  grandi
derivazioni irrigue di pianura, l'acqua e' gia' piu' volte utilizzata
a scopi produttivi (irrigui ed idroelettrici  principalmente)  e  non
produttivi (navigazione, turismo, pesca, ecc). Nelle zone di pianura,
inoltre, a partire dagli anni 80 del secolo scorso, lungo gli antichi
canali di irrigazione che  prelevano  dal  reticolo  naturale  (Dora,
Sesia, Ticino, Adda, Oglio, Chiese, Mincio) che  a  nord  si  origina
dalle Alpi e/o laghi e si dirige a sud immettendosi  nel  Po,  si  e'
sviluppato un efficace quanto poco noto uso plurimo e  diversificato:
la stessa acqua viene utilizzata piu' volte e per scopi diversi.
    Ai tradizionali usi irrigui, che di per  se  gia'  utilizzano  la
stessa acqua fino a tre volte, (pagando tre volte il canone), si sono
progressivamente associati altri usi dipendenti dalla stessa  rete  e
risorsa. Sempre, o quasi, agli usi produttivi si coniugano, altresi',
quelli non  produttivi  od  indiretti  che  sono  riconducibili  alla
alimentazione delle zone umide di  particolare  interesse  ambientale
(SIC, parchi fluviali, ecc.) al mantenimento di  un  deflusso  minimo
per usi civili (scarichi di depuratori), al drenaggio territoriale ed
urbano ovvero alla semplice pesca  sportiva  e/o  all'utilizzo  delle
strutture a scopi ricreativi (greenwas-blueway).

              Parte di provvedimento in formato grafico

    B - Metodologia  per  la  stima  delle  restituzioni  alla  falda
superficiale.
    La quantificazione dei volumi idrici che filtrano nel  sottosuolo
dalla rete di canali non rivestiti, a volte di proposito per favorire
tale fenomeno  per  finalita'  produttive-ambientali  (vedi  box  1),
spesso risulta indeterminata ed altresi' difficilmente determinabile.
Esistono alcuni procedimenti numerici che  calcolano  le  perdite  di
trasporto  in  relazione  al  tirante,  al  contorno  bagnato,   alla
lunghezza  del  percorso,  alla  prevalenza  dell'alveo  sul  livello
piezometrico e  alla  natura  dell'alveo  stesso;  sono  procedimenti
simili a  quelli  per  il  dimensionamento  dei  dreni  e  dei  pozzi
perdenti, tuttavia, se per questi ultimi, il materiale  che  consente
la filtrazione e' un dato di progetto, per gli alvei  permeabili  del
reticolo irriguo risulta difficile stabilire la natura del  materiale
di cui si compongono.
    Su casi evidenti sono state fatte alcune indagini con  misure  di
portata in serie successiva, registrando perdite anche  del  60%  sul
prelevato. La  circostanza  non  deve  stupire  in  quanto,  le  reti
permeabili prima di  giungere  alla  destinazione  d'uso  (campo)  si
sviluppano  anche  per  decine  di  Km.  Tutto   cio',   oltre   alla
promiscuita' funzionale di gran  parte  del  reticolo  citato,  rende
difficoltoso determinare una misura della portata anche approssimata.
    In un'ampia area della pianura  lombarda  compresi  tra  i  fiumi
Adda, Oglio e Po, inoltre, e' stata  sperimentata  una  procedura  di
stima dei prelievi da pozzi e delle restituzioni a fontanili e  corsi
d'acqua utilizzando un modello di simulazione integrato  del  sistema
irriguo, del sistema suolo-coltura e delle acque sotterranee.
    C - Acqua delle falde ipodermiche.
    Il Consorzio CER ha condotto diverse  misurazioni  delle  perdite
per infiltrazione di acqua irrigua da parte della  canalizzazione  di
trasporto non rivestita. La sintesi delle valutazioni  ha  portato  a
misurare in  circa  il  40%  le  perdite  di  trasporto  nei  terreni
medio-argillosi, con punte sino al 70%  nei  pochi  canali  in  terra
emiliani attraversanti terreni molto sciolti, con una media ponderale
delle perdite per infiltrazione che e' stata valutata nel 50%.
    Le misurazioni di campo hanno  portato  a  rilevare  che  l'acqua
infiltrata determina un innalzamento di circa un  metro  del  livello
della falda ipodermica (falda sospesa che puo' interessare i primi  3
metri  di  profondita'  di  suolo  ed  in  grado  di  interessare  il
rifornimento idrico delle colture), la cui presenza e' stata valutata
nel 34% delle aree di pianura.
    Ulteriori analisi hanno portato a determinare  che,  per  effetto
dell'innalzamento della falda ipodermica e della conseguente risalita
capillare verso gli apparati radicali delle  colture,  il  fabbisogno
irriguo si e' ridotto in misura molto considerevole, con un  recupero
dell'acqua persa per infiltrazione dai canali da parte delle  colture
di circa il 50% nei terreni sciolti e del 90% in quelli argillosi.
    D - Le caratteristiche del reticolo irriguo del bacino del Po.
    Una preponderante parte del reticolo irriguo del bacino  del  Po,
tanto  in  destra  che  in  sinistra  al  fiume,  risulta  di  natura
promiscua, ovvero, funzionale  tanto  alla  distribuzione  quanto  al
drenaggio. E' una caratteristica originaria, consolidata dall'uso  in
"senso  opposto"  dei  canali  di  drenaggio   ed   amplificata   con
l'espansione   urbana   dell'ultimo   cinquantennio.   Frequentemente
infatti, estese zone urbane di recente realizzazione,  immettono  nel
reticolo irriguo i reflui tanto pluviali  che  fognari  depurati.  La
funzionalita' di questi corsi d'acqua e'  quindi  piu'  correttamente
definibile  di   tipo   irriguo-idraulica.   Questa   caratteristica,
associata al fenomeno dei rilasci  nel  sottosuolo  (vedi  precedenti
punti  A  e  B)  comporta  una  evidente  difficolta'  nella   misura
dell'acqua per destinazione.
-----------
Note:
(1) Accordo di partenariato - Condizionalita' ex ante  tematiche  non
    soddisfatte o parzialmente soddisfatte (tavola 14) 
(2) http://sigrian.entecra.it/sigrianmap/sigria/SigriaStart.php? 
(3) http://www.bradanometaponto.it/Vocabolario.html#d 
(4) Decreto delMinistero dell'Ambiente e della Tutela del  Territorio
    28 luglio 2004. Linee guida per la predisposizione  del  bilancio
    idrico di bacino, comprensive dei criteri per il censimento delle
    utilizzazioni in atto e per la definizione  del  minimo  deflusso
    vitale, di cui all'articolo 22, comma 4, del decreto  legislativo
    11 maggio 1999, n. 152. 
(5) Ibidem 
(6) La domanda di concessione di derivazione  deve  essere  corredata
    dalla documentazione tecnica prevista dalla normativa vigente che
    attesta le caratteristiche  del  corpo  idrico  interessato,  del
    prelievo (ubicazione, caratteristiche dell'opera  di  presa),  il
    piano di utilizzo (nel quale generalmente e' riportata  anche  la
    superficie irrigua). Le autorita' concedenti  (province/regioni),
    previo parere vincolante delle Autorita'  distrettuali  assentono
    al prelievo con un disciplinare d'uso che riporta i  quantitativi
    concessi. 
(7) http: //sigrian.entecra.it/sigrianmap/sigria/SigriaStart.php?

Allegati

D.M. 31 luglio 2015
Figura
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