Gestione ambientale: è l'ora della rivoluzione.
Questo il punto sul quale vi è stato consenso unanime nel corso dei lavori legati agli “Stati generali per la rigenerazione dei territori” (svoltisi quest’anno a Verona, tra il 22 e il 24 ottobre 2025; qui il programma completo): non è più prorogabile una vera e propria rivoluzione copernicana nella gestione ambientale all’interno del nostro Paese.
Chi c'era a Verona: le imprese…

In questa prospettiva, le imprese dovranno dimenticare la fase storica durante la quale la loro prima preoccupazione era quella di nascondere le proprie problematiche ambientali agli enti pubblici ed ai diversi portatori di interesse. Oggi, la prima preoccupazione di un’azienda moderna deve invece essere quello di comunicare correttamente al mercato e alle autorità le proprie iniziative miranti alla sostenibilità ambientale e sociale: evitando, ovviamente, sia di cadere nel greenwashing[1]La normativa e la giurisprudenza nazionale e comunitaria richiedono, da parte delle imprese, una comunicazione ambientale «veritiera, pertinente e scientificamente verificabile». Vedere, sul tema, L. Butti, Stop al greenwashing, parola di giudice. Serve una comunicazione ambientale veritiera, pertinente e scientificamente verificabile, in RGAOnLine, 28 gennaio 2022. che di rinunciare, per timore delle sanzioni collegate a ciò, alla comunicazione ambientale (cosiddetto greenhushing[2]Il greenhushing può essere definito come una comunicazione deliberatamente riduttiva, da parte delle imprese, dei propri successi ambientali, benché più rilevanti rispetto agli obblighi di legge. In sintesi, gli sforzi in direzione della sostenibilità vengono sottovalutati o persino completamente occultati, per timore di incorrere nelle conseguenze di immagine e sanzionatorie conseguenti all’applicazione della normativa sul Greenwashing, percepita come eccessivamente complicata e fonte di costi eccessivi. Vedere per tutti, sul tema, Davola, The sound of (eco)silence. Greenhushing, informazione ESG ed omissione nel mercato finanziario, in Rivista di diritto bancario, 2024, F. 4, pp. 321-355.).
…le associazioni ambientaliste…
Anche da parte delle associazioni ambientaliste si rende necessario un mutamento radicale di prospettiva, basato su due punti tra loro inevitabilmente collegati.

Il primo consiste nell’abbandono dell’abitudine, assai diffusa a livello locale, di contrastare la localizzazione di qualsiasi nuovo impianto dedicato al trattamento dei rifiuti o alla produzione di energia: impianti magari a parole ritenuti necessari anche dalle stesse associazioni, ma purché vengano realizzati da un’altra parte (Nimby: not in my backyard).
Il secondo aspetto consiste nella necessità che queste associazioni siano invece in prima fila nel richiedere alla politica di modernizzare le operazioni di trattamento rifiuti nel nostro Paese: occorrono nuove procedure, una rinnovata attenzione al tema, nuovi e moderni impianti per gestire le varie fasi del ciclo dei rifiuti. Soltanto in questo modo sarà possibile terminare per sempre quello che per l’Italia è un fallimento tanto grave quanto sottovalutato: il trasferimento su gomma a centinaia di chilometri di distanza, o addirittura all’estero, di enormi quantitativi di rifiuti che non si riescono a trattare in modo tecnologicamente moderno nel rispetto del principio di prossimità.
…e gli enti pubblici
Infine, la rivoluzione copernicana auspicata nell’ambito degli “Stati generali” dovrà riguardare l’attività degli enti pubblici. Ferme restando, infatti, le competenze in materia di autorizzazioni ambientali e di controllo degli impianti, tali enti dovranno sempre più porsi l’obiettivo aggiuntivo di accompagnare le imprese in un percorso virtuoso rivolto alla sostenibilità.
Le tre giornate
Nei tre giorni lungo i quali gli Stati Generali si sono svolti, i primi due sono stati dedicati alla discussione e al confronto fra esperti assai qualificati, molti dei quali ricoprono ruoli istituzionali importanti, mentre durante il terzo giorno è stata effettuata una visita guidata ad impianti all’avanguardia per il trattamento rifiuti, situati nella Provincia di Bergamo.
È impossibile sintetizzare qui brevemente la ricchezza dei temi trattati negli interventi, comunque visibili nel programma dei due giorni di dibattito (clicca qui per visionare il programma).

Durante la prima giornata di dibattito, la discussione si è soprattutto incentrata, da un lato, sui temi dell’economia circolare, dei sottoprodotti e dell’end of waste, dall’altro, sulle prospettive della riqualificazione, con focus sul Pnrr e sui cosiddetti “siti orfani” (quelli per il quale il responsabile dell’inquinamento non è stato individuato o non è oggettivamente in grado di provvedere alla bonifica).
Durante la seconda giornata, invece, il dibattito si è incentrato su due argomenti fra loro assai diversi. In primo luogo, le modalità più moderne (procedurali, giuridiche ed economiche) attraverso le quali le imprese devono gestire la propria comunicazione di sostenibilità, per evitare il rischio del Greenwashing. In secondo luogo, tutta la complessa tematica della messa in sicurezza e bonifica delle aree contaminate, affrontata da un punto di vista sia giuridico che tecnico-scientifico. Da questo ultimo profilo visuale, un ricercatore di Ispra ha presentato uno studio su un nuovo approccio statisticamente orientato per l’individuazione, nei casi dubbi, del responsabile della contaminazione, tema questo sul quale seguiranno approfondimenti su Ambiente&Sicurezza.
Il senso complessivo dell’iniziativa è probabilmente emerso nel modo più completo negli interventi dell’avvocato Cinzia Pasquale, dell’avvocato Alessandro Kiniger e del generale Giuseppe Vadalà.
L’avvocato Cinzia Pasquale, nell’intervenire quale presidente della Camera Forense Ambientale, ha sottolineato come la rigenerazione dei territori costituisca una sfida complessa tanto per il legislatore, chiamato a fissare norme condivise idonee a disciplinare e ad armonizzare spinte diverse, quanto per la pubblica amministrazione cui compete il bilanciamento di interessi spesso eccentrici. In questo scenario, la CFA, anche attraverso occasioni di studio e confronto, valorizza e propone modelli di collaborazione tra pubblico e privato, ritenendo tutto ciò necessario per favorire uno sviluppo equilibrato e rispettoso dell’ambiente.
L’avvocato Alessandro Kiniger, intervenuto a nome di B&P Avvocati, ha confermato l’importanza di costruire occasioni di confronto oggettivo, onesto e costruttivo sulle tematiche ambientali, non solo per condividere esperienze e prassi, ma anche per sollecitare il Legislatore ed il Governo a farsi carico di modifiche della disciplina ritenute rilevanti dagli operatori del settore.
Il generale Giuseppe Vadalà, Commissario straordinario per la bonifica delle discariche abusive e della terra dei fuochi, dal canto suo, ha in particolare sottolineato che la rigenerazione dei territori attraverso le attività di bonifica o messa in sicurezza è divenuto un valore di sostenibilità che ogni Governo sostiene e amplia in termini di risorse economiche stanziate e di provvedimenti normativi adottati. Occorre ora potere realizzare quelle condizioni che consentano l'attrazione di fondi privati a sostegno ulteriore di questo settore strategico per il nostro Paese.
Appuntamento al 2026
Appuntamento, dunque agli Stati Generali del 2026, che, come da tradizione ormai più che quinquennale, si svolgeranno, sempre su iniziativa della Camera Forense Ambientale, in una Regione diversa: l’intento, infatti, è quello di estendere, anno per anno, a tutte le Regioni italiane, la discussione su una gestione ambientale moderna, scientificamente fondata e sotto ogni profilo sostenibile.
Note
| 1. | ↑ | La normativa e la giurisprudenza nazionale e comunitaria richiedono, da parte delle imprese, una comunicazione ambientale «veritiera, pertinente e scientificamente verificabile». Vedere, sul tema, L. Butti, Stop al greenwashing, parola di giudice. Serve una comunicazione ambientale veritiera, pertinente e scientificamente verificabile, in RGAOnLine, 28 gennaio 2022. |
| 2. | ↑ | Il greenhushing può essere definito come una comunicazione deliberatamente riduttiva, da parte delle imprese, dei propri successi ambientali, benché più rilevanti rispetto agli obblighi di legge. In sintesi, gli sforzi in direzione della sostenibilità vengono sottovalutati o persino completamente occultati, per timore di incorrere nelle conseguenze di immagine e sanzionatorie conseguenti all’applicazione della normativa sul Greenwashing, percepita come eccessivamente complicata e fonte di costi eccessivi. Vedere per tutti, sul tema, Davola, The sound of (eco)silence. Greenhushing, informazione ESG ed omissione nel mercato finanziario, in Rivista di diritto bancario, 2024, F. 4, pp. 321-355.). |

