La comunicazione al servizio della sicurezza

La pandemia ha trasformato profondamente il mondo del lavoro, non solo nelle modalità di fruizione degli spazi fisici, ma anche nella strutturazione dei processi cognitivi. Il passaggio a modelli remoti e ibridi ha generato una profonda frammentazione cognitiva: i dipendenti alternano continuamente una moltitudine di attività, canali di comunicazione e dispositivi di connessione con le sorgenti di messaggi e stimoli. In questo contesto, le persone percepiscono un permanente senso di disagio provocato dall’eccesso di comunicazione e vengono indotte a creare barriere all’ingresso che determinano un coinvolgimento che tende a restare superficiale specialmente nei confronti dei messaggi di routine, soprattutto in ambito sicurezza, percepiti come ripetitivi o puramente prescrittivi. A ciò si aggiunge l’affaticamento emotivo, che riduce la percezione del rischio e la motivazione a seguire i protocolli. In questo contesto, i messaggi cruciali rischiano di essere ignorati se non hanno immediatezza e impatto emotivo. Oggi comunicare la sicurezza significa, prima di tutto, creare le condizioni perché il messaggio possa essere davvero ricevuto.

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