(Da TreCuori il Protocollo ASA al servizio della sicurezza)
Non solo norme e adempimenti. Per garantite la sicurezza del lavoro occorre un approccio differente che vada a incidere sulle abitudini e sulla consapevolezza di lavoratrici e lavoratori. In estrema sintesi: occorre passare dall'obbligo formativo all'obbligo di efficacia. È questo il messaggio implicito contenuto nel Protocollo ASA (acronimo di "azioni di sicurezza avanzata").
Del Protocollo ASA si è parlato nel corso del convegno dal titolo: "Le ultime novità normative in materia di sicurezza e i riflessi su aziende e professionisti", organizzato da Ambiente&Sicurezza all'interno della fiera AmbienteLavoro che si è tenuta a Bologna dal 26 al 28 maggio e dove TreCuori è stata invitata per completare sul versante pratico-operativo l'intervento di aggiornamento e approfondimento normativo tenuto da Mario Gallo, professore a contratto di «Diritto del lavoro» ed esperto della segreteria tecnica del ministero del Lavoro.
A dar voce al significato e alla funzione del Protocollo ASA è stato Giovanni Lucchetta, amministratore di TreCuori società benefit che ha tenuto a sottolineare un aspetto fondamentale del progetto che ha portato allo sviluppo e alla realizzazione dell'applicativo: «L'obiettivo, per noi, non è il fatturato - ha detto a margine del convegno - ma offrire uno strumento che sia realmente efficace per migliorare i livelli di sicurezza in azienda. Partendo da una convinzione: quando un imprenditore sente la parola "norma" subito si mette in allarme perché la norma richiama adempimento e adempimento richiama obbligo e costi. Mentre la sicurezza deve diventare semmai sempre di più una sorta di abitudine di vita, esattamente com'è abitudine di vita, ad esempio, tenere ordine in casa o nel proprio ufficio».

Quattro sono i punti per cominciare a mettere a fuoco il problema, affrontarlo e risolverlo.
Primo punto: la formazione. Non basta organizzare corsi di formazione, occorre verificare che sia compresa, ricordata e applicata.
Secondo punto: la lingua. Non basta tradurre un documento o svolgere corsi non solo in italiano, occorre realmente superare le barriere linguistiche.
Terzo punto: i Dpi. Non basta consegnare un casco, occorre verificare che sia indossato (e utilizzato in modo corretto).
Quarto punto: il monitoraggio della formazione. Non basta programmare un corso una volta ogni tanto, serve un monitoraggio continuo della preparazione e della coerenza dei comportamenti.
«Per questi motivi - ha sottolineato Giovanni Lucchetta - il Protocollo ASA non è un semplice applicativo e neppure una semplice piattaforma digitale, ma un insieme ordinato di procedure, regole, prassi e processi codificati così da rendere la sicurezza effettiva, concreta e verificabile».
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«In sostanza - è sempre il pensiero di Giovanni Lucchetta - il fine del Protocollo ASA è di trasformare la sicurezza da adempimento formale a sistema vivo, continuo e documentabile. L'obiettivo di medio periodo è incidere sulla cultura aziendale, perché la formazione non deve restare un momento isolato: deve essere richiamata, verificata e metabolizzata nel tempo. In caso di incidente - ha concluso - non basta dire che la formazione è stata erogata. Occorre dimostrare l'effettività della prevenzione: cosa è stato fatto, quando, con quali risultati, quali criticità sono emerse e come l'azienda è intervenuta».
(Da TreCuori il Protocollo ASA al servizio della sicurezza)
(Photo credits: Ambiente&Sicurezza)



