Qualità e sicurezza nella risonanza magnetica

Riprendiamo un argomento “spinoso” all’interno delle organizzazioni socio-sanitarie a circa un anno dall’emanazione, da parte dell’Inail (dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale), delle «Indicazioni operative dell’Inail per la gestione della sicurezza e della qualità in risonanza magnetica» (2015) e a oltre una decade dal precedente documento «Indicazioni operative: procedure autorizzative e gestionali relative all’installazione ed uso di apparecchiature diagnostiche» (2004). Obiettivo: fornire ai dirigenti della sanità (pubblica innanzitutto) alcuni non immediati elementi gestionali più squisitamente trasversali cui dovrebbe seguire una giusta azione da parte delle funzioni tecnico-amministrative. Queste ultime (ai sensi del codice civile e, per gli appalti pubblici, in applicazione anche del D.Lgs. n. 163/2006) provvedono alle gare, di appalto per la realizzazione dei siti, nonché – e forse ancor più – alle gare di manutenzione. Va segnalato che il documento emanato nel 2015 è destinato in chiaro anche alle aziende sanitarie locali le quali, in sinergia con l’Inail, svolgono – ai sensi dell’art. 7 del D.P.R. n. 542/1994 nonché dell’art. 9, comma 6, lettera i) del D.Lgs. n. 81/2008 – le attività di vigilanza e controllo «al fine di vedere sempre garantita, sull’intero territorio nazionale, una uniforme e univoca applicazione degli standard di sicurezza normativamente vigenti». Non da ultimo, è utile proporre il seguente tema: i moderni “tomografi di risonanza magnetica a magneti superconduttori” (a differenza delle altre apparecchiature elettromedicali ricadenti nell’ambito della direttiva dei dispositivi medici), sono caratterizzati da una parte di impianto sempre attiva, con alcune complicazioni che questa condizione determina anche in termini di gestione dei rischi sui luoghi di lavoro).

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