La sociologa J. Singer sostiene che la “biodiversità” è essenziale per la stabilità dell’ecosistema e, potremmo dire che la “neurodiversità” può essere essenziale per la stabilità culturale di una società. Comprendendo e affrontando le possibili esigenze specifiche dei lavoratori “neurodivergenti”, il mondo del lavoro può creare luoghi più sani, più inclusivi - o meglio - più di interazione, più sicuri e per tutti. Ciò può migliorare anche le condizioni di presenza a lavoro, l’interazione tra le figure in gioco e può sfruttare pure i diversi talenti e le capacità che gli individui neurodivergenti possono apportare al lavoro. Le variazioni naturali nelle funzioni e nelle capacità cognitive vanno riconosciute e rispettate.
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