Acqua: le linee-guida Istisan

Con il «Rapporto 22/33» l’Istituto superiore di sanità (Istisan) ha emanato le «Linee guida nazionali per l’implementazione dei piani di sicurezza dell’acqua». Il documento deve essere oggi inquadrato - al di là dell’analisi tecnica - quale strumento utile per approcciare in modo unitario e integrato il modello di salute dell’uomo e del pianeta razionalizzato dalla autorevole rivista inglese The Lancet in termini di planetary health. Non è un caso che, oramai da qualche anno, la maggior parte della normativa spinga verso l’introduzione di sistemi e modelli di gestione dinamici che, a differenza di requisiti statici da soddisfare una volta per tutte, rimandano alla responsabilità di una governance garantita da cabine di regie attente e equilibrate che coniughino le differenti variabili socio-sanitarie, economiche, politiche. Oggi ancora più il più recente esito del «Global risks report» dell’Oms (dati all’ottobre 2023) riporta la contestualizzazione dell’analisi su di quattro forze strutturali che determineranno la materializzazione e la gestione dei rischi globali nel prossimo decennio. Si tratta di cambiamenti a lungo termine correlati in modo complesso a quattro elementi sistemici del panorama globale: traiettorie relative al riscaldamento globale e relative conseguenze sui sistemi Terra (cambiamenti climatici), cambiamenti nella dimensione, crescita e struttura delle popolazioni nel mondo (biforcazione demografica), percorsi di sviluppo delle tecnologie di frontiera (accelerazione tecnologica), evoluzione materiale nella concentrazione e fonti del potere geopolitico (shift geo-strategici). L’acqua a uso umano deve rientrare appieno negli scenari di rischio e nei modelli di gestione «in un unicum tra risorse idriche e ciclo naturale dell’acqua, ciclo idrico integrato, (alterazioni delle) variabili idro-geologiche e (delle) pressioni antropiche e climatiche» («Rapporto Istisan» 33 del 2022].

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