Amianto e decessi: tutti i numeri del dramma

Impietosa la fotografia che emerge dalla lettura del libro bianco delle morti di amianto in Italia dell'Osservatorio nazionale amianto (Ona)

I morti per patologie legate all'amianto sono aumentati nel 2017, raggiungendo 6.000 casi in totale: 3.600 per tumore polmonare, 1.800 per mesotelioma e 600 per asbestosi.

Questa la fotografia impietosa che emerge dalla lettura del libro bianco delle morti di amianto in Italia dell'Osservatorio nazionale amianto (Ona), al centro di un’audizione tenutasi recentemente presso la XI commissione Lavoro della Camera, nel corso della quale l’Osservatorio ha chiesto il prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto e una maggior tutela del personale delle forze armate del comparto sicurezza (Carabinieri, Polizia di stato, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco) con contestuale estensione dei benefici contributivi amianto per il prepensionamento

Secondo le rilevazioni dell'Ona, la tendenza sarebbe in aumento dalla fine degli anni ’80 e si stima che continuerà nei prossimi anni raggiungendo il picco negli anni 2025-2030.

Lo stesso Osservatorio denuncia l'esistenza di 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare e circa un milione di siti contaminati, relativi sia a edifici privati che pubblici: 2.400 scuole, 250 ospedali e oltre mille tra biblioteche e altri edifici culturali.

I dati rilevati da Ona sono ancora più preoccupanti se si considerano quelli resi noti dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che, per lo stesso anno 2017, ha contato in tutto il mondo, solo per origine professionale, ben 104.000 decessi legati all'amianto.

Informazioni di carattere generale

Solo in Italia più di 6.000 persone perdono la vita ogni anno, per malattie amianto correlate (mesotelioma pleurico, alla tunica vaginale del testicolo, al pericardio e al peritoneo; cancro ai polmoni, alla faringe, alla laringe, allo stomaco, al fegato, all’esofago, al colon e al retto, alle ovaie eccetera, e per patologie fibrotiche, tra le quali asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici e loro complicanze cardiocircolatorie), cui si aggiungono decine di migliaia di nuovi malati.

L’emergenza, dunque, non è soltanto sanitaria e giudiziaria, ma è anche sociale ed economica, perché queste patologie sono molto invalidanti e determinano una necessità di assistenza, terapie e cure, spesso sconvolgendo intere famiglie anche dopo il decesso, se non, addirittura, intere comunità, come nel caso della città di Priolo Gargallo, Taranto e altre.

Se, ad esempio, si esamina il caso Taranto - e quindi si tiene conto dell’indice di mortalità del reparto fonderia Ilva, si ricava che l’incidenza di cancro è superiore dal 50% al 400%, già rispetto al personale impiegatizio - e a maggior ragione se si tiene conto dell’intera popolazione della città.

Se poi si fa un raffronto anche tra chi ha lavorato e lavora come impiegato nell’Ilva, rispetto alla popolazione della stessa città di Taranto, l’indice di mortalità per cancro risulta, comunque, superiore; a sua volta, l’indice generale di incidenza dei casi di cancro nella città di Taranto è, comunque, superiore a tutte le altre città, salvo rare eccezioni come per esempio l’incidenza di cancri nella città di Priolo Gargallo, Gela eccetera.

L’Ona ha potuto concludere che il boom di patologie asbesto correlate e di casi di cancro tra coloro che hanno lavorato e lavorano nell’Ilva e che poi incide anche nella media della città di Taranto, ha determinato anche un enorme costo sanitario, che si aggiunge a quello inaccettabile in termini di vite umane e sofferenze: circa 4.000.000.000 è l’impatto economico annuo, di spese sanitarie, per i danni da inquinamento provocati dall’Ilva di Taranto, cui si aggiungono poi tutti gli altri costi.

L’Ona ha calcolato che sono più di 3.000.000 i lavoratori esposti ad amianto a partire dal dopoguerra, e che le esposizioni non sono venute meno in seguito all’entrata in vigore della legge n. 257/1992, in quanto questo complesso normativo non ha imposto l’immediata bonifica e/o rimozione dei materiali contenenti amianto, che ancora invadono molti siti lavorativi e molti ambienti di vita (ad iniziare dalle non meno di 2400 scuole contaminate da amianto).

Approfondimento sulle rilevazioni epidemiologiche

Le patologie asbesto-correlate sono lungo latenti.

Il mesotelioma può manifestarsi anche a distanza di 40-50 anni dalla prima esposizione alle polveri e fibre di amianto. Poiché il periodo di più intenso utilizzo e di più elevata esposizione è quello dal 1960 al 1985, e tenendo conto dei tempi di latenza, il presumibile picco delle patologie asbesto-correlate e, in particolare, dei mesoteliomi, si verificherà tra il 2020 ed il 2030.

Non a caso, il trend dei mesoteliomi è in continuo aumento, con 1800 casi del 2015 e 1900 nel 2016.

Le importazioni italiane di amianto grezzo sono state sempre superiori a 50mila tonnellate/anno fino al 1991 e ci sono stati casi di importazione anche nei tempi più recenti, come denunciato dall’Ona e come confermato anche dal Governo.

Tutte condizioni che, nella totale assenza di validi strumenti di prevenzione primaria e di efficace prevenzione tecnica, hanno innescato una vera e propria epidemia di patologie asbesto-correlate, con un trend in aumento dei casi di mesotelioma, che sono stati stimati in 1800 per il 2015 e 1900 per il 2016, peraltro in linea con le conclusioni di Aiom (associazione italiana di oncologia medica)-Airtum (associazione italiana registri tumori).

Se si tiene conto che soltanto il 5% dei malati di mesotelioma sopravvive ai 5 anni, l’impatto per il solo mesotelioma è pari a 1800 decessi per il 2017.

Poiché i decessi per tumore polmonare da amianto sono almeno il doppio dei casi di mesotelioma, vi è un’ulteriore incidenza di circa 2600 decessi (stima prudenziale a ribasso), e complessivamente 5400 decessi solo per queste due patologie; tenendo conto intanto già delle soli morti per asbestosi (circa 600), il conteggio ammonta a circa 6000 decessi, cui vanno aggiunti poi tutti gli altri causati dalle altre patologie asbesto correlate.

Il libro bianco delle morti di amianto in Italia

L’amianto è uno dei più potenti cancerogeni (all’indirizzo https://www.osservatorioamianto.com/patologie/tutte-le-patologie-da-amianto/ la lista completa delle patologie correlate).

Ancora nel 2017 si sono registrati 1900 casi di mesotelioma con 1800 decessi, mentre i casi di tumore al polmone, causati e/o aggravati dall’esposizione ad amianto (che potenzia l’effetto degli altri cancerogeni e quindi con una sinergia moltiplicativa) hanno raggiunto quota 3600, cui si sono aggiunti circa 600 provocati dall’asbestosi e gli altri causati dalle altre malattie asbesto correlate per un totale drammatico di 6000 decessi.

Il ruolo della “Sorveglianza sanitaria”

Riguardo ai tassi di sopravvivenza correlati allo stadio non vi sono ampie statistiche epidemiologiche. Secondo l’Office for national statistics[1]britannico, in caso di malattia localizzata, il 35% dei pazienti sopravvivono oltre un anno dalla diagnosi e il 5% oltre cinque anni. In caso di mesotelioma pleurico non localizzato il 15% dei pazienti sopravvive almeno un anno e solo nell’1% dei pazienti la sopravvivenza raggiunge cinque anni.

L’American cancer society parla, invece, di una sopravvivenza media di 21 mesi se il mesotelioma è al primo stadio e una sopravvivenza media pari a 12 mesi se il tumore è al IV stadio.

I dati statunitensi sono stati superati dai più recenti pattern riportati in letteratura, secondo cui vi è un aumento della sopravvivenza[2]. Nello studio di J. Faig[3]sono analizzati 380 casi di mesotelioma, diagnosticati dal 1992 al 2012, la percentuale di sopravvivenza a 1, 3, 5 e 10 anni era pari rispettivamente al 73,1%, 22,9%, 12% e 4,7%. Pubblicazioni ancora più recenti indicano percentuali del 15% per una sopravvivenza a cinque anni4.

Sulla base di questi dati acquisiti dalla letteratura scientifica, emerge come la sorveglianza sanitaria - e dunque la diagnosi precoce - siano fondamentali anche per quanto riguarda il mesotelioma.

Infatti, l’Associazione italiana di oncologia medica, in I numeri del cancro in Italia 2016, ha specificato che «La sopravvivenza a 5 anni per i mesoteliomi è pari al 10% sia nei maschi sia nelle femmine. La probabilità di sopravvivere a 5 anni dalla diagnosi, per chi è sopravvissuto dopo un anno dalla diagnosi, è pari a 12% negli uomini e 17% nelle donne»[4].

La tempestività della diagnosi è ancora più importante per tutte le altre patologie asbesto correlate, ad iniziare dal cancro al polmone.

I nuovi dati raccolti dall’Osservatorio nazionale amianto

Il trend del numero dei nuovi casi di mesotelioma in Italia è in costante aumento e, purtroppo, lo sarà anche per i prossimi anni.

L'Ona aveva già a suo tempo censito 20629 casi per il periodo 1993-2011 (tenendo presenti anche i dati del V Rapporto Mesoteliomi), riscontrando peraltro un continuo aumento di segnalazioni di casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto-correlate.

A tal proposito, l’associazione ha istituto il Dipartimento ricerca e cura del mesotelioma e la piattaforma digitale Ona Repac (Registro delle patologie asbesto correlate), attraverso i quali sono state raccolte tutte le segnalazioni dei nuovi casi di mesotelioma; in particolare, sulla piattaforma risulta consultabile la mappa interattiva, nella quale risultano centinaia di nuovi casi solo negli ultimi 30 giorni.

L’Osservatorio, grazie alle segnalazioni ricevute, alle rilevazioni delle sedi territoriali e del gruppo di lavoro del Dipartimento ricerca e cura del mesotelioma  e all’incrocio di tutti i dati, ha formulato una stima di 3700 mesoteliomi per il periodo dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016.

Negli uomini i 40% dei casi si è manifestato tra i 65 ed i 74 anni, mentre invece il 40% dei casi femminili ha visto manifestarsi il mesotelioma nella fascia di età compresa fra i 75 ed gli 84 anni; ciò perché si presume che le esposizioni femminili siano state di minore intensità e, quindi, con maggiori tempi di latenza.

Il mesotelioma presuppone sempre l’esposizione ad amianto salvo rari casi ed è di origine professionale per il 90% dei casi per gli uomini e in circa il 50% per le donne.

I dati elaborati dall’Ona permettono la ripartizione dei casi di mesotelioma nei diversi comparti, tra i quali spiccano:

  • il settore edile per il 15,2%;
  • l’industria metalmeccanica, più dell’8,3%;
  • l’industria tessile, per più del 7%;
  • la cantieristica navale per circa il 7%.

Questi ultimi settori con un limitato numero di lavoratori, ad eccezione del settore edile e della metalmeccanica.

Il comparto della Difesa, con più di 620 casi, censiti al 2012, rappresenta il 4,1% del totale dei mesoteliomi insorti in seguito alle esposizioni professionali ed è preoccupante anche il numero dei casi di mesotelioma registrati nel settore della scuola (63, al 2011, con il censimento di almeno altri 20 nuovi casi fino al 2016, per un totale che si stima superiore agli 80 casi). Sempre tra i settori sottoposti alla gestione dello Stato, nel comparto dei rotabili ferroviari, fino al 2011 sono stati censiti 505 casi solo di mesotelioma e negli anni a seguire si stima che i nuovi casi per i successivi 5 anni (e quindi fino al 2016), siano saliti a 650.

Per calcolare l'impatto dell'esposizione all'amianto sulla popolazione, è opportuno però tenere conto anche delle altre patologie riconducibili all'asbesto.

In primis i decessi per tumore al polmone, non sono inferiori a 3500 l'anno, a cui devono essere sommati i tumori della laringe, delle alte vie aeree, i tumori del tratto gastrointestinale, e quelli dell'ovaio, e altri rispetto ai quali vi sono ancora pochi studi, come i tumori biliari e ai reni.

Vi sono poi le patologie fibrotiche come le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici e asbestosi, e le complicazioni cardiache e cardiocircolatorie.

Box 1

L’Osservatorio nazionale sull’amianto

L’Osservatorio nazionale sull’amianto – Ona onlus – è un’associazione di utilità sociale, iscritta all’anagrafe delle Onlus dell’Agenzia delle entrate con prot. 79949 del 6 dicembre 2010; accreditata dal ministero della Salute nell’elenco in rete del volontariato della salute.

L’Osservatorio nazionale amianto, il 3 luglio 2017 ha pubblicato il “II Rapporto mesoteliomi”, nel quale sono riportati tutti i dati tecnici ed epidemiologici relativi alla presenza di amianto in Italia, da cui sono emersi dati preoccupanti.

 

Il portale Ona Repac

L’Ona ha deciso di dotarsi di uno strumento che permetterà la raccolta e la sintesi dei dati sull’impatto delle patologie asbesto correlate, sempre più capillare e aperto anche al contributo dei cittadini.

Per questo scopo è stato costituito il Centro di controllo delle malattie asbesto correlate che ,con la realizzazione dell’applicativo e della piattaforma web (https://www.onanotiziarioamianto.it/wp/ona/onarepac/), consentirà la gestione dei dati di incidenza delle patologie asbesto correlate che saranno raccolti nelle diverse sedi territoriali, con la possibilità dei cittadini e delle istituzioni di segnalare, anche in forma anonima, i casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto correlate.

 

Il primo bilancio di Ona: la guardia nazionale amianto

Parallelamente prosegue l’attività del Dipartimento bonifica e decontaminazione dei siti ambientali e lavorativi, che con il portale http://onanotiziarioamianto.it/amiantoguardianazionaleona/ permette ai cittadini di segnalare la presenza di amianto su territorio. Uno strumento che contribuisce alla mappatura avviata dalla Guardia nazionale amianto al fine di richiedere la bonifica dei siti contaminati e la collaborazione delle istituzioni locali nello spirito di sussidiarietà proprio dell’Associazione.

Nel primo anno e mezzo di attività, sono pervenute al portale 852 segnalazioni, di cui 619 in forma anonima e 233 mediante registrazione nominale.

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[1] Cancer Survival in England: patients diagnosed between 2010 and 2014 and follow up to 2015

[2] Weiquan Zhang, Xinshu Wu et al. Advances in the diagnosis, treatment and prognosis of malignant pleural mesothelioma. Ann Transl Med. 2015 Aug; 3(13): 182.

[3] J. Faig, S. Howard, et al. Changing Pattern in Malignant Mesothelioma Survival, Transl Oncol 2015; 8(1): 35-39.

[4] Aiom Airtum. I numeri del cancro in Italia 2015. Intermedia Editore, Brescia, 2015. Nel successivo rapporto dell’Associazione italiana registro tumori per l’anno 2016, a pag. 170, viene riportato: «La diagnosi precoce gioca un ruolo importante nei risultati a distanza del trattamento. Infatti, le neoplasie identificate in fasi precoci e soprattutto senza interessamento linfonodale hanno tassi di guarigione che vanno dal 75 al 100% dei casi. La diagnosi precoce è teoricamente semplice in questa patologia nella quale il tumore è frequentemente identificabile alla sola visita otorinolaringoiatrica e in cui i fattori di rischio maggiori (fumo e alcool) sono responsabili della stragrande maggioranza dei casi. Quest’ultimo aspetto rende facile l’identificazione delle categorie a rischio e l’indirizzo mirato di campagne di screening. Le difficoltà sono legate alla scarsa recettività della popolazione target e alla relativa rarità della malattia. Da alcuni anni, comunque, l’Associazione Italiana di Oncologia Cervico Cefalica ha patrocinato campagne di sensibilizzazione che stanno toccando a rotazione le principali città italiane».

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