La videnda giudiziaria è arrivata a un epilogo, almeno il primo. Lo scorso 23 febbraio, infatti, sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione penale del 19 novembre 2014, che come si ricorderà alla lettura del dispositivo aveva suscitato forti clamori in quanto la Suprema Corte ha dichiarato inaspettatamente la prescrizione del reato di “disastro doloso” a carico dell’amministratore delegato della multinazionale (art. 434 del Codice penale) in relazione alle numerosi morti e le malattie per amianto, annullando così senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Torino 3 giugno 2013, n. 5621/2012.
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