Rapporto fra riempimento di cava e discarica: Consiglio di Stato, sez. V, 10 ottobre 2017 (ud. 21 settembre 2017), n. 4690

L’attività di riempimento di cava non è sottoposta alla normativa prevista per le discariche di rifiuti ove tale attività, sebbene svolta con rifiuti diversi da quelli di estrazione, sia preordinata al recupero ambientale e condotta secondo le condizioni e con l’utilizzo dei rifiuti inerti previsti dal D.M. 5 febbraio 1998, potendo in tal caso fruire del relativo regime autorizzativo semplificato.

Nota

La vicenda giudiziaria che ha portato all’emanazione della sentenza in commento è articolata ed è, peraltro, passata attraverso un pronunciamento pregiudiziale della corte di Giustizia europea. I fatti hanno avuto luogo negli anni scorsi in Puglia, laddove il gestore di una cava – dopo un complesso procedimento autorizzativo - aveva visto archiviata la procedura in forma semplificata (artt. 214 e 216, D.Lgs. n. 152/2006) per il recupero ambientale della cava mediante l’utilizzo di rifiuti inerti previsti dal D.M. 5 febbraio 1998. Già in primo grado, la società aveva ottenuto un pronunciamento favorevole, nondimeno appellato dall’Autorità resistente. In appello, il Consiglio di Stato ha ritenuto di dover primariamente sospendere il giudizio, con ordinanza del 17 marzo 2015, n. 1382, per formulare questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea, chiedendo in particolare se l’attività di riempimento di vuoti di cava - in caso di utilizzo di rifiuti diversi da quelli di estrazione – andasse ricondotta nell’alveo dell’attività di smaltimento dei rifiuti (discarica), sebbene preordinata a recupero ambientale. Le conseguenze di questa interpretazione sarebbero state, infatti, di fondamentale rilevanza sia sul piano autorizzativo (la qualifica di discarica avrebbe escluso di fatto l’applicabilità della procedura semplificata) sia sul piano normativo (aprendo la strada all’applicazione della peculiare disciplina in materia di discariche). Nel 2016, con la pronuncia della IV sezione in data 28 luglio 2016, la corte di Giustizia ha in primo luogo indicato che «i rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione possono ricadere nell’ambito di applicazione della direttiva 1999/31» in materia di discariche «soltanto nel caso in cui essi vengano messi in discarica in vista del loro smaltimento, e non qualora essi costituiscano l’oggetto di un recupero», precisando poi che «incombe al Giudice del rinvio verificare se, da un lato la (omissis) procederebbe al riempimento dei vuoti di miniera della cava che le appartiene anche nel caso in cui essa dovesse rinunciare ad utilizzare a questo scopo rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione e se, da un altro lato, i rifiuti che si prevede di utilizzare siano appropriati ai fini di tale operazione di riempimento».

Su queste basi, il consiglio di Stato affronta il tema sottoposto affermando, in sintesi, che:

la lettura sistematica delle disposizioni in materia di rifiuti e di recupero di cava comporta che l’attività di riempimento di cava con rifiuti diversi da quelli di estrazione non costituisca attività di discarica laddove i rifiuti utilizzati e le relative condizioni tecniche e operative di utilizzo siano conformi a quanto previsto dalla specifica normativa (art. 5 D.M. 5 febbraio 1998 e relativo allegato 1);

questa attività di recupero ambientale, al ricorrere dei citati presupposti, è peraltro ammessa a fruire di procedure autorizzative semplificate (artt. 214 e 216, D.Lgs. n. 152/2006);

la previsione dell’attività di recupero R10, espressamente codificata, è orientata in questo senso;

simili conclusioni sono state raggiunte negli anni in tavoli tecnici ministeriali, pareri della Commissione europea, disposizioni normative regionali e ulteriori atti di indirizzo espressamente richiamati in sentenza.

Calando queste valutazioni nel caso di specie, il consiglio di Stato – rigettando l’appello formulato dall’amministrazione resistente – ritiene inapplicabile la normativa in tema di discariche e smaltimento di rifiuti e riscontra le verifiche indicate dalla Corte di giustizia precisando che il gestore ha garantito nel proprio progetto di riempimento della discarica l’utilizzo di rifiuti conformi a quelli previsti dal D.M. 5 febbraio 1998 secondo le relative disposizioni tecniche ed ha peraltro previsto possibili alternative progettuali nel caso in cui, per qualsiasi ragione, l’utilizzo di rifiuti diversi da quelli di estrazione fosse venuto meno.

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