Rifiuti a Roma: come uscire da una catena di errori e bugie

Riflessioni sul caso Malagrotta

di Luciano Butti, Professore
a contratto di diritto internazionale dell’ambiente - Università di Padova

 La
strada per tentare di risolvere il problema dei rifiuti a Roma è in salita. E
si tratta di una salita molto impervia.

La
discarica (Malagrotta) che per tanti anni ha consentito ai romani di smaltire i
propri rifiuti a costi molto contenuti e senza preoccuparsi troppo della
raccolta differenziata si sta esaurendo, e la politica non può nulla contro le
leggi della fisica.

Ciò
nonostante, manca del tutto una alternativa attentamente preparata.

La
responsabilità di questo autentico disastro va divisa fra numerosi soggetti,
pubblici, semipubblici e privati.  Non vi
è dubbio, tuttavia, che la responsabilità preminente è della politica – di ogni
colore – che non ha saputo né voluto negli anni scorsi dire la verità ai
romani.

Eppure
si trattava di una verità semplice, che si può riassumere in tre punti.

Il
primo riguarda la raccolta differenziata, che negli anni scorsi non è mai stata
incentivata in modo adeguato. Le percentuali di Roma – nonostante il succedersi
di Sindaci di grande visibilità mediatica e di tutti gli orientamenti – sono
rimaste lontanissime dalla media europea.

Il
secondo aspetto da chiarire, tuttavia, è che, in una metropoli con le
caratteristiche di Roma, sarebbe impensabile, anche con una raccolta
differenziata ottimale, eliminare la necessità di un impianto di smaltimento
finale (discarica o inceneritore).

Il
terzo problema è ancor meno simpatico da spiegare ai cittadini: qualunque sia
la soluzione che verrà adottata, i costi aumenteranno rispetto a quelli (più
bassi rispetto a quasi tutte le grandi città) che l’enorme discarica di
Malagrotta consentiva.

Se
non si spiegano queste cose – purtroppo Comune, Provincia, Regione e Governi
del passato non le hanno mai chiaramente spiegate - si mente consapevolmente ai
cittadini.

Al
Governo Monti e al Commissario da questi nominato tocca ora il difficilissimo
compito di tentare di risolvere il problema. 
Il tentativo non è partito nel modo migliore, per le incredibili
incertezze in merito alla possibile costruzione della discarica in un sito –
quello di Corcolle – che era certamente inidoneo, fra l’altro (ma non soltanto)
per la vicinanza di Villa Adriana.

L’area
che ora sembrerebbe scelta dal Commissario (quello di Riano) è compresa in una
lista di siti che erano stati individuati dalla Regione, proprio quella Regione
che (come il Comune e la
Provincia di Roma) non ha mai detto la verità ai cittadini.

Bisogna
cambiare passo. Solo un mandato conferito a una commissione internazionale di
esperti per l’individuazione del sito più idoneo, dei sistemi di pretrattamento
da implementare e delle compensazioni comunque da riconoscere può sbloccare la
situazione. Non si elimineranno i contrasti, ma le persone di buon senso
riconosceranno che meglio di così non si poteva fare. Il lavoro della
Commissione potrebbe durare un paio di mesi; e sono certo che, pur di salvare
Roma dai rifiuti, i maggiori esperti italiani ed europei sarebbero disponibili
a lavorare gratuitamente, con il solo rimborso spese.

Nel
frattempo la normativa vigente consente alle Autorità di prorogare d’imperio
per qualche mese l’esercizio della discarica di Malagrotta. E si dovrebbe
incrementare ovviamente da subito la raccolta differenziata.

Questa
strada è l’unica che offre qualche speranza. Ogni altra scelta porterà soltanto
guai.

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