Un quarto di secolo di investimenti e miglioramenti continui a favore di sicurezza, salute e ambiente: questo il bilancio di Responsible Care, il programma volontario dell’industria chimica mondiale - gestito in Italia da Federchimica - con il quale le imprese si impegnano a realizzare valori e comportamenti di eccellenza, nelle aree della sicurezza, della salute e dell’ambiente, in modo da contribuire allo sviluppo sostenibile del pianeta.
La nuova edizione è stata presso la sede di Federchimica presentata mercoledì 15 novembre presso la sede della federazione.
Il programma è attualmente adottato in Italia da 169 (al 31.12.2016) imprese associate a Federchimica, che con 28,6 miliardi di euro rappresentano il 55,4% del fatturato aggregato dell’industria chimica in Italia.
Per sicurezza, salute e ambiente le imprese aderenti a Responsible Care spendono ogni anno oltre il 2,6% del proprio fatturato e realizzano investimenti pari a circa il 20% del totale investito.
Sicurezza
- La chimica è uno dei settori manifatturieri con il minor numero di infortuni rapportato alle ore lavorate (mediamente migliore di quasi il 35% rispetto alle media manifatturiera);
- le imprese aderenti a Responsible Care rappresentano l’eccellenza del settore, con una performance migliore del 33% rispetto all’industria chimica nel suo complesso;
- gli infortuni sul lavoro sia delle imprese chimiche sia di quelle aderenti a Responsible Care si riducono costantemente negli anni.
Salute
- L’industria chimica è tra i settori manifatturieri con le migliori prestazioni in termini di incidenza di patologie connesse allo svolgimento di mansioni professionali in proporzione all’attività lavorativa effettuata (mediamente inferiore di circa il 45% rispetto alla industria manifatturiera);
- l’andamento dell’Indice di Frequenza delle malattie professionali dell’industria chimica - pur caratterizzato da una variabilità anche significativa ma legata alle caratteristiche specifiche del parametro – è in continuo miglioramento (0,25 nel 2016 vs. 0,43 nel 2010).
Consumi di risorse
Materie prime di origine fossile ad uso feedstock
- L’industria chimica ha costantemente ridotto i consumi di materia prima di origine fossile nel corso degli anni, passando dagli 8,3 Mtep del 1990 ai 5,5 Mtep del 2015;
- tale riduzione non è dovuta solamente ad un ciclo economico sfavorevole, ma ad un aumento complessivo dell’efficienza come dimostra l’indice dei consumi specifici (calcolato a parità di produzione) che si è ridotto del 24,6% nel periodo 1990-2015.
Energia
- L’industria chimica ha ridotto i consumi energetici in valore assoluto del 41,8% rispetto al 1990;
- il miglioramento è testimoniato dall’Indice di efficienza energetica (calcolato a parità di produzione) che migliora del 57,3% rispetto al 1990 e non è quindi solo dovuto al calo della produzione indotto dalla difficile congiuntura economica degli ultimi anni;
- l’industria chimica è già in linea con gli obiettivi UE che impongono un incremento dell’efficienza energetica a livello comunitario del 20% al 2020 e del 27% al 2030.
Consumi di acqua
L’acqua per usi industriali proviene solo per l’0,9% da acquedotto e per il 10,6% da pozzo (che sono le fonti più scarse e pregiate). Il restante quantitativo proviene da mare (77,1%) e da fiume (11,4%) e viene utilizzato per il raffreddamento degli impianti e quindi con un ridottissimo impatto ambientale.
Le emissioni di gas serra
- L’industria chimica ha ridotto le emissioni di gas serra del 55% rispetto al 1990 e, anche in questo caso, è già in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea al 2020 (-20% a livello comunitario) e al 2030 (-40%);
- le emissioni specifiche, ossia calcolate a parità di produzione, si sono ridotte del 48,5%;
- i miglioramenti ottenuti riguardano principalmente la CO2 e l’N2O. L’anidride carbonica si è ridotta grazie all’incremento di efficienza dei processi di combustione e al miglioramento del mix dei combustibili negli usi energetici (sostituzione olio combustibile con gas naturale maggiormente eco-compatibile); il protossido di azoto è diminuito grazie all’adozione di miglioramenti tecnologici di processo.
Le altre emissioni in atmosfera
- Le altre emissioni in atmosfera presentano una tendenza in miglioramento non solo nei valori assoluti, ma anche nell’indicatore delle emissioni specifiche, ossia calcolate a parità di produzione; segno quest’ultimo di un miglioramento effettivo dei processi produttivi e delle prestazioni ambientali delle imprese chimiche.
Variazioni 2016 su 1989
- NOx - 91%
- SO2 - 99%
Gli scarichi e la qualità dei corpi idrici
- Anche in questo caso le emissioni specifiche in acqua, calcolate cioè a parità di produzione, continuano a ridursi a dimostrazione di un miglioramento comunque effettivo delle prestazioni ambientali;
- l’attenzione alla riduzione dell’immissione di inquinanti nei corpi idrici contribuisce al miglioramento della biodiversità dei corsi d’acqua dolce e del mare.
Variazioni 2016 su 1989
- COD -80%
- Azoto -70%
La gestione dei rifiuti
- Le imprese chimiche, quelle aderenti a Responsible Care in particolare, agiscono già secondo quanto previsto dal paradigma dell’Economia Circolare; prevengono per quanto possibile la produzione di rifiuti, destinano il 23% a riciclo e il 39% a ripristino ambientale, riccorrendo solo in minima parte allo smaltimento in discarica;
- la produzione di rifiuti totale delle imprese aderenti a Responsible Care è stato nel 2016 di 1,2 Mt contro le 1,3 Mt del 2015 e le 1,5 Mt del 2014. La percentuale di rifiuti pericolosi sul totale è pari al 31,7% nel 2016.
(fonte: Federchimica)