Sicurezza negli ospedali: una legge per contrastare le aggressioni

Le novità contenute nell’articolato della legge 14 agosto 2020, n. 113. Il provvedimento è teso ad affrontare il problema della sicurezza degli operatori che lavorano nelle strutture socio-sanitarie, pubbliche e private. Come? Con modifiche al codice penale e attingendo strumenti dal D.Lgs. n. 81/2008

Sicurezza negli ospedali.

Il «National institute of occupational safety and health» (Niosh) definisce la violenza sul posto di lavoro come ogni aggressione fisica, comportamento minaccioso o abuso verbale che si verifica nel posto di lavoro.  Gli atti di violenza consistono nella maggior parte dei casi in eventi con esito non mortale, ossia aggressione o tentativo di aggressione, fisica o verbale, quale quella realizzata con uso di un linguaggio offensivo.

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All’interno della cornice di questi atti di violenza si inserisce la legge 14 agosto 2020, n. 113 («Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni», Gazzetta Ufficiale n. 224 del 9 settembre 2020).

Queste disposizioni, vigenti al 24 settembre 2020, tutelano le professioni sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private come articolate nella cosiddetta legge Lorenzin (legge 11 gennaio 2018, n. 3 «Delega al governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del ministero della Salute, vedere la tabella 1).

Sicurezza negli ospedali: il monitoraggio

La legge prevede l’istituzione del nuovo «Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie» in capo al ministro della Salute di concerto con i ministri dell'Interno e dell'Economia tramite un decreto - da emanare entro il 24 dicembre 2020 – che regolamenti l’osservatorio come segue:

  • garanzia che i rappresentanti donne siano la metà del totale;
  • previsione di partecipazione di rappresentanti istituzionali (Inail, Agenas, organizzazioni sindacali, ministero dell’Interno, ministero della Difesa, ministero della Giustizia, ministero del Lavoro, ordini professionali, organizzazioni di settore, associazioni di pazienti);
  • esplicitazione delle modalità con le quali l'organismo riferisce annualmente ai ministeri coinvolti;
  • assolvimento dei compiti individuati dalla legge

Con riferimento ai compiti di cui sopra vedere la tabella 2 nel quale sono riepilogati con l’aggiunta di alcuni diretti riferimenti alla previgente normativa pertinente applicabile.

Sicurezza negli ospedali: le sanzioni

Di qui, con un richiamo generale all’importanza della “informazione” che, circa l’oggetto della legge, va promossa a carico e cura del ministro della salute tramite specifiche iniziative da sviluppare sul tema del rispetto del lavoro degli operatori sanitari e socio-sanitari, la legge procede con rilevanti modifiche a tre articoli del codice penale a tutela del personale del Ssn:

  • art. 61, codice penale: circostanze aggravanti comuni;
  • art. 581, codice penale: modifiche al codice penale in materia di procedibilità;
  • art. 583-quater, codice penale: lesioni personali gravi o gravissime.

Per completezza, nella tabella 3 sono riportati gli articoli del codice penale modificati.

Fatto salvo che il fatto costituisca reato - di qui il rimando alle modifiche al codice penale - la legge dispone altresì una sanzione amministrativa (pecuniaria) a «chiunque tenga condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o di chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso funzionali allo svolgimento di dette professioni presso strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche o private».

La sanzione è quella del pagamento di una somma da 500 a 5.000 euro.

Sicurezza negli ospedali: la valutazione dei rischi

Entrando nel merito delle misure di prevenzione e ponendo attenzione all’adozione di «misure volte a stipulare specifici protocolli operativi con le forze di polizia, per garantire il loro tempestivo intervento», a tutela della salute e sicurezza degli operatori giustamente la legge richiama un «piano per la sicurezza» delle strutture sanitarie e socio-sanitarie presso le quali opera il personale.

Questo piano va ricondotto nell’alveo giuridico, normativo e organizzativo del documento di valutazione dei rischi redatto ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. n. 81/2008), che, già al titolo I, dispone quanto riportato nel box 1.

Sicurezza negli ospedali: la raccomandazione del minSalute

Approfondendo il tema delle misure di prevenzione degli episodi di violenza, richiamiamo qui la raccomandazione n. 8 del ministero della Salute, dipartimento della qualità, direzione generale della programmazione sanitaria, dei livelli di assistenza e dei principi etici di sistema, ufficio III dal titolo «Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari».

La raccomandazione fissava già dal lontano 2007 il cardine della prevenzione l’assunto in base al quale «gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari costituiscono eventi sentinella che richiedono la messa in atto di opportune iniziative di protezione e prevenzione» e indicava, in base a dati storici, alcune aree a rischio maggiore: servizi di emergenza-urgenza, strutture psichiatriche ospedaliere e territoriali, luoghi di attesa, servizi di geriatria, servizi di continuità assistenziale.

Il razionale del documento trova fondamento nell’evidenza che, nello svolgimento delle attività occupazionali, gli operatori sono esposti a fattori immateriali di rischio occupazionale e fra questi assumono particolare rilevanza le esperienze di violenza subite che possono consistere in aggressioni, molestie, lesioni e altri eventi criminosi.

Tutti questi eventi - che di qui in avanti includeremo per brevità nel termine aggressioni sono ormai diffusi in particolare per gli operatori che lavorano a stretto contatto con l’utente/paziente e danno indicazione della presenza di situazioni di vulnerabilità che richiedono l’adozione di opportune misure di prevenzione e protezione nonché di monitoraggi periodici.

Numerose sono le misure di prevenzione che possono trovare applicazione puntuale nei vari contesti organizzativi delle strutture sanitarie e socio-sanitarie e fra le quali è utile ricordare quelle più fattibili, efficaci e meritevoli di analisi applicativa riportate nei box 2 e 3.

Sicurezza negli ospedali: conclusioni

Per concludere la disamina esplicativa del nuovo provvedimento e del problema delle aggressioni proponendo un’ipotesi di modulo di segnalazione di evento sentinella “atto di violenza” (in allegato qui in coda all'articolo) che può essere uno strumento quanto mai utile per generare dati significativi in ingresso al processo di riesame annuale del sistema di gestione della sicurezza all’interno delle organizzazioni sanitarie e socio-sanitarie. Il modulo deve trovare applicazione, per l’obiettivo sotteso alla legge 14 agosto 2020, n. 113, in seno a strategie tecnico-organizzative e modalità operative atte a prevenire e, ove serve, ridurre il verificarsi di atti di violenza a danno delle varie figure professionali attraverso l’ implementazione di misure che possano determinare l’eliminazione o la riduzione dei fattori di rischio presenti e possano anche favorire l’acquisizione di competenze da parte degli operatori nel valutare e gestire questo tipo di eventi quando accadono.

(Sicurezza negli ospedali)

SICUREZZA NEGLI OSPEDALI

SICUREZZA NEGLI OSPEDALI

Box 1

SICUREZZA NEGLI OSPEDALI: ENTRA IL GIOCO ANCHE IL TESTO UNICO

D.Lgs. n. 81/2008, art. 28, oggetto della valutazione dei rischi, comma 1.

La valutazione (omissis) deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004 (omissis)»

D.Lgs. n. 81/2008, art. 28, oggetto della valutazione dei rischi: comma 2.

«Il documento … (omissis) deve contenere:

  • una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
  • l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione …
  • il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
  • l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli
  • dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti
  • in possesso di adeguate competenze e poteri».

D.Lgs. n. 81/2008, art. 29, modalità di effettuazione della valutazione dei rischi.

«La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata (omissis) in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità».

Box 2

LE MISURE STRUTTURALI E TECNOLOGICHE…

Eliminare o ridurre i fattori di rischio connessi alla violenza nei progetti di nuova costruzione o di modifica delle strutture esistenti.

Installare e mantenere regolarmente in funzione impianti di allarme o altri dispositivi di sicurezza (pulsanti antipanico, allarmi portatili, telefoni cellulari, ponti radio) nei luoghi dove il rischio è elevato (nota: precisare la eventuale disponibilità di un sistema di pronto intervento nel caso in cui l’allarme venga innescato).

Disponibilità di metal-detector fissi o portatili atti a rilevare la presenza di armi metalliche, secondo eventuali indicazioni degli organi di sicurezza.

Installare un impianto video a circuito chiuso, con registrazione ventiquattr’ore su ventiquattro, nelle aree a elevato rischio, in particolare ove la sicurezza sia un fattore prioritario rispetto alla privacy.

Disponibilità di stanze dotate dei necessari dispositivi di sicurezza nel caso di pazienti in stato di fermo, sotto effetto di alcol e droga o con comportamenti violenti.

Luoghi di attesa confortevoli e idonei a minimizzare fattori stressogeni.

Idonee serrature per le stanze di visita e di trattamento, per le stanze di soggiorno e riposo degli operatori sanitari, per bagni (distinti da quelli per gli utenti), secondo eventuali indicazioni degli organi di sicurezza.

Presenza di un arredo idoneo ed eliminazione di oggetti che possono essere usati come arma nelle aree di colloquio o di trattamento per i pazienti a rischio di crisi.

Installazione di sistemi di illuminazione idonei e sufficienti sia all’interno della struttura che all’aperto.

Sostituire e/o riparare, con urgenza, finestre e serrature rotte.

Mantenere in buono stato le autovetture comunemente utilizzate dagli operatori e chiuderle sempre a chiave.

Box 3

 …E QUELLE ORGANIZZATIVE

Stilare un protocollo di intesa con le forze dell’ordine al fine di presidiare alcune aree a massimo rischio, vuoi in presenza vuoi in remoto con collegamenti diretti (pulsanti, videocamere  ecc.).

Esporre chiaramente a pazienti, accompagnatori e personale che gli atti di violenza non sono permessi o tollerati.

Stabilire un coordinamento con le forze di polizia e, in caso di incidente, fornire loro tutte le notizie utili per facilitare le indagini.

Sensibilizzare il personale affinché vengano sempre segnalate aggressioni o minacce (ad esempio, attraverso interviste confidenziali).

Regolamentare, se necessario, l’ingresso in alcune aree, quali l’Isola neonatale o la pediatria, assegnando un pass ai visitatori e incoraggiando il rispetto di orari e procedure.

Predisporre e divulgare le modalità di accesso alla farmacia o agli armadi farmaceutici di reparto.

Predisporre la presenza e disponibilità di un team addestrato a gestire situazioni critiche e a controllare pazienti aggressivi. I momenti a rischio più elevato si realizzano per esempio durante il trasporto del paziente, nella risposta all’emergenza, nelle ore notturne, mentre le aree a più alto rischio includono l’accettazione, le unità di emergenza o di trattamento acuto.

Assicurarsi che i pazienti in attesa di una prestazione sanitaria ricevano informazioni chiare sui tempi di attesa

Definire politiche e procedure per la sicurezza e l’evacuazione di emergenza.

Assicurare, all’atto di una visita o di un esame diagnostico, che siano presenti due figure professionali (ad esempio medico e infermiere) e prevedere, in caso di necessità, la presenza di un mediatore culturale.

Scoraggiare il personale dall’indossare collane o usare stringhe per scarpe allo scopo di prevenire un possibile strangolamento in situazioni critiche, e dal recare con sé oggetti che potrebbero essere utilizzati per produrre lesioni.

Prevedere la possibilità di fornire al personale a rischio un cartellino di identificazione recante solo il nome senza cognome.

Assicurarsi che gli accessi alle strutture e l’area di parcheggio siano ben illuminate e se necessario prevedere che il personale nelle ore notturne o serali o quando la sicurezza personale risulti minacciata sia accompagnato da addetti alla vigilanza.

Sviluppare idonee procedure per rendere sicura l’assistenza domiciliare da parte di operatori sanitari, prevedendo la presenza di un accompagnatore durante la visita in situazioni di alto rischio o la comunicazione ad un secondo operatore dei propri spostamenti per conoscerne la localizzazione.

Fornire al personale coinvolto le informazioni sulle procedure previste in caso di violenza subita e sulle forme di assistenza disponibili.

Registrare tutti gli episodi di violenza occorsi ed elaborare le informazioni raccolte al fine di definire ogni necessaria misura di prevenzione.

Allegati

MODULO – EVENTO SENTINELLA

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